Disciplina del PTCP

Art. 71 Indirizzi e prescrizioni statutarie

Gli strumenti della pianificazione territoriale e gli atti di governo del territorio dei comuni valutano i fabbisogni per ogni intervento previsto suddivisi in idropotabili, civili, produttivi ed indicano le soluzioni proposte come risposta a tali fabbisogni, differenziate per tipologia, assumendo il principio che l'acqua è dedicata prevalentemente al consumo umano idropotabile. La verifica di disponibilità della risorsa idrica è effettuata presso la Provincia.

Al fine di incentivare il risparmio della risorsa destinata al consumo dei comparti agricolo ed industriale si dovrà tenere di conto:

  • a) Nella disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio, gli atti di governo del territorio prevedono la realizzazione di sistemi di accumulo di acqua meteorica, della relativa rete di distribuzione e dei conseguenti punti di presa per il successivo riutilizzo.
  • b) I comuni individuano le modalità d'intervento di trasformazione urbanistica ed edilizia per i quali è obbligatoria la realizzazione di sistemi di captazione filtro e accumulo di acque meteoriche da utilizzare a servizio di insediamenti produttivi per scopi diversi da quello potabile
  • c)La costituzione di riserve è obbligatoria, per gli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia individuati dai Comuni, nelle aree in cui l'approvvigionamento idropotabile sia effettuato, anche in parte, mediante prelievo:

* da corpi idrici superficiali o sotterranei individuati quali corpi idrici a portata critica, a grave deficit di bilancio idrico o soggetti ad ingressione di acqua marina dal piano di tutela delle acque di cui all'articolo 121 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 (Norme in materia ambientale) ovvero dalle autorità di bacino competenti;

* da corpi idrici ricadenti in zone vulnerabili da nitrati di origine agricola istituite ai sensi dell'articolo 92 del d.lgs. 152/2006;

* da acquiferi significativi classificati in stato di qualità ambientale scadente, cos&igrave come definito dal piano di tutela delle acque.

  • d) Il dimensionamento delle strutture di accumulo è valutato con riferimento alla massima superficie coperta dei fabbricati, tenuto conto della presenza di eventuali ulteriori aree scolanti.
  • e) Per l'allocazione delle strutture di accumulo finalizzate alla costituzione delle riserve si tiene conto della qualità dell'acqua che può essere raccolta e si privilegia la raccolta di quella proveniente dalle coperture.Serbatoi di acque di prima pioggia

La Provincia definisce il seguente criterio di lettura della vulnerabilità delle acque sotterranee:

suddivisione in categorie di vulnerabilità della falda in funzione della stratigrafia litologica del sottosuolo, gli acquiferi sotterranei, le aree di vulnerabilità della falda, le aree interessate da fenomeni d'inquinamento da nitrati nei tipi:

tipo 1

Sistemi acquiferi liberi in alluvioni da grossolane a medie, od in materiali fortemente alterati e/o risedimentati, privi di efficace protezione in superficie e, talora, soggiacenti ad agglomerati di centri di pericolo (urbanizzato).

Sistemi acquiferi liberi in complessi ghiaioso/sabbiosi, talvolta debolmente cementati, dotati di elevata permeabilità, con scarsa copertura di suolo attivo.

Sistemi acquiferi liberi in rocce prevalentemente carbonatiche e solfatiche fessurate, e più o meno carsificate, con soggiacenza notevole, forti acclività superficiali, scarsa copertura, in posizione plano-altimetrica tale da non essere in contatto con la rete idrografica principale.

tipo 2

Sistemi acquiferi liberi, semiconfinati o confinati, generalmente caratterizzati da notevole anisotropia ed eterogeneità, protetti in superficie da una copertura scarsamente permeabile, a tratti impermeabile.

Sistemi acquiferi liberi in rocce cristalline fratturate, con scarsa protezione di suolo e di insaturo, elevata capacità di ingestione, media capacità di flusso.

tipo 3

Sistemi acquiferi in complessi a granulometria media o medio-bassa, più o meno compattati o debolmente cementati, generalmente in posizione dominante rispetto alla rete idrografica, sovente poggianti su confinanti impermeabili. Le aree d'affioramento di questi complessi costituiscono sovente piccole unità prive di continuità con gli acquiferi maggiori.

Sistemi acquiferi in arenarie e complessi conglomeratico-arenacei, caratterizzati da vulnerabilità variabile da media a bassa, a seconda dello stato di fratturazione e della percentuale di materiali marnosi presenti.

tipo 4

Complessi flyschoidi argillo/marnosi e marnoso/arenacei, complessi epimetamorfici, con propagazione degli inquinanti, scarsa anche se variabile da membro a membro.

Argilloscisti, argille varicolori, argille più o meno sovraconsolidate e sabbiose, marne: gli inquinanti sversati, in funzione dell'acclività della superficie topografica, ristagnano o raggiungono direttamente le acque superficiali che li spostano e li distribuiscono in funzione della complessità del reticolo drenante.

Per ciascun tipo valgono le seguenti prescrizioni:

tipo 1

  • - evitare la localizzazione d'infrastrutture e/o impianti potenzialmente inquinanti quali:discariche di R.S.U, stoccaggio di sostanze inquinanti, depuratori, depositi di carburanti, pozzi neri a dispersione, spandimenti di liquami e fanghi, l'uso di fertilizzanti, pesticidi e diserbanti devono essere regolamentati e controllati in modo che i quantitativi siano quelli strettamente necessari, l'autorizzazione al pascolamento intensivo ed all'allevamento debbono essere regolamentati e controllati avendo cura che la pratica e la permanenza non siano eccessivi,
  • - attività estrattive di cava;
  • - fognature alloggiate in manufatti a tenuta;
  • - progressivo adeguamento e, possibilmente, trasferimento, in modo da produrre un consistente miglioramento della situazione di attività esistenti al momento d'entrata in vigore della presente normativa,comportanti Centri Di Pericolo (CDP, cioè tutte le attività di cui all'art. 6 del DPR. 236/88), quali fattori di potenziale vulnerabilità delle falde idriche;
  • - le limitazioni di cui al primo capoverso possono essere superate solo a seguito di specifiche indagini geognostiche ed idrogeologiche, estese ad un significativo intorno dell'area interessata, effettuate seconda la procedura metodologica riportata al successivo comma 5;
  • - caratterizzazione idrogeologica della copertura satura ed insatura effettuabile attraverso l'esecuzione di prospezioni geomeccaniche e geof&igravesiche, nonché di prove di permeabilità in sito;
  • - valutazione del parametro inf&igraveltrazione ed individuazione delle aree di ricarica dell'acquifero.

tipo 2

  • - evitare l'insediamento d'infrastrutture e/o attività potenzialmente inquinanti di cui all'elenco descritto nel precedente punto al primo capoverso. È, inoltre, opportuno subordinare eventuali insediamenti alla realizzazione d'idonee opere ed accorgimenti, espressamente finalizzati all'eliminazione del livello del rischio (scarico effluenti a norma di legge, recapito finale in impianti di depurazione, idonee opere d'impermeabilizzazione e raccolta di liquidi ecc.).

tipo 3

  • - valutare l'insediamento d'infrastrutture e/o attività potenzialmente inquinanti, come quelle descritte al precedente punto al primo capoverso, tramite specifiche indagini geognostiche ed idrogeologiche (estese ad un significativo intorno dell'area interessata), effettuate secondo la procedura metodologica riportata di seguito. È, poi, opportuno subordinare l'insediamento alla realizzazione d'idonee opere ed accorgimenti espressamente finalizzati all'eliminazione del livello del rischio per le falde.

tipo 4

  • - La trasformazione, o l'attività costituente CDP, è ammessa previa certificazione che definisce lo stato di bassa vulnerabilità delle falde idriche. Ciò mediante uno studio idrogeologico di dettaglio esteso ad un significativo intorno dell'area interessata, effettuato secondo la procedura metodologica riportata di seguito.

Per le aree interessate da inquinamento da nitrati si richiamano le norme individuate nelle conclusioni della relazione a supporto delle indagini condotte: "Le linee d'intervento da perseguire per il risanamento della falda costiera" e "Criteri generali e norme tecniche per la delimitazione delle aree di salvaguardia delle risorse idriche destinate al consumo umano ..." del Ministero dell'Ambiente, ovvero si tratta di operare con specifica trattazione e determinazione di prescrizioni ed indirizzi per la realizzazione degli scarichi e per lo svolgimento delle attività agricole.