Disciplina del PTCP

Art. 59 Principi e criteri generali.

L'utilizzazione delle risorse essenziali, in quanto beni comuni costituenti patrimonio della collettività, deve avvenire garantendone la salvaguardia, il mantenimento e l'uguaglianza di diritti nel loro uso e godimento, nel rispetto delle esigenze legate alla migliore qualità della vita delle generazioni presenti e future.

Le azioni di trasformazione del territorio sono assoggettate a procedure preventive di valutazione degli effetti che si presume inducano sull'insieme delle risorse essenziali e sottoposte a monitoraggio periodico secondo quanto previsto dalla presente disciplina.

Nessuna delle risorse essenziali del territorio può essere ridotta in modo significativo e irreversibile con riferimento agli equilibri degli ecosistemi di cui è componente.

Con lo statuto delle risorse essenziali del territorio il PTC determina obiettivi, criteri e prestazioni al fine di promuovere processi di sviluppo sostenibile alla scala provinciale fondati:

  • - sulla individuazione dei valori naturali, culturali, sociali ed economici che nel loro insieme costituiscono il patrimonio condiviso dell'intera comunità provinciale rispetto al quale integrare, specificare e qualificare gli indirizzi e le scelte di sviluppo comunitarie, statali e regionali e per raccordarle con la pianificazione comunale;
  • - sulla integrazione disciplinare delle politiche di settore provinciali orientate alla valorizzazione delle risorse essenziali ad alla loro tutela attiva individuando azioni integrate in grado di cogliere ogni possibile sinergia;
  • - su strumenti di pianificazione comunale che, basandosi su valori statutari condivisi a scala territoriale, determinino comportamenti omogenei rispetto alle risorse essenziali del territorio e, pertanto, capaci di attivare percorsi di sviluppo in grado di contrastare efficacemente le posizioni di rendita e concorrere alla concretizzazione della "città toscana" postulata dal PIT;
  • - sulla necessità di condividere un quadro omogeneo di riferimenti per la valutazione ed il monitoraggio delle scelte e delle azioni di trasformazione del territorio e di uso delle risorse essenziali;
  • - sulla preventiva definizione di esaustivi livelli di conoscenza e sulla definizione di bilanci certi e condivisi per la gestione delle diverse risorse da assumere a base delle azioni di tutela, di utilizzazione e di scelta fra usi concorrenti;
  • - su una stretta correlazione fra le attività di pianificazione, programmazione e gestione delle trasformazioni territoriali con le corrispondenti attività rivolte all'uso e tutela delle risorse essenziali.

Il PTC, in conformità con la L.R. 1/2005 ed in relazione alle funzioni assegnate alla Provincia, individua:

A. le risorse essenziali del territorio rispetto alle quali definire criteri per la loro tutela attiva ed utilizzazione in coerenza con i principi di sviluppo sostenibile ed i relativi livelli minimi prestazionali, ed in particolare:

  • - l'aria, per quanto attiene alle emissioni atmosferiche delle attività umane;
  • - l'acqua, per quanto attiene alla localizzazione delle falde acquifere e delle relative zone di ricarica delle falde, alla determinazione dei dati relativi alla loro potenzialità, alla loro utilizzazione per i diversi usi, alla determinazione univoca delle quantità di risorsa disponibile in relazione alle ipotesi di sviluppo del territorio e delle attività;
  • - il suolo per quanto attiene alla difesa costiera;
  • - gli ecosistemi della flora e della fauna individuati nella relazione d'incidenza;
  • - il paesaggio ed i documenti della cultura secondo le specifiche elaborazioni allegate al presente piano;
  • - le componenti dei sistemi infrastrutturali e tecnologici individuate dallo Statuto.

B. Le risorse essenziali del territorio per le quali definire principi, indirizzi ed obiettivi per la loro utilizzazione ai fini della formazione coordinata degli strumenti della pianificazione comunali ed, in particolare:

  • - le città e il sistema degli insediamenti in relazione alla necessità di determinare criteri per un quadro di conoscenze comune e condiviso ai fini della valutazione integrata, del monitoraggio e di verifica degli effetti conseguiti.

I suddetti principi e criteri di ordine generale, assieme agli obiettivi, indirizzi, criteri e prestazioni relativi alle singole risorse essenziali ed alle eventuali specificazioni espresse nei sistemi territoriali e funzionali del PTC, costituiscono elementi da assumere per la definizione degli obiettivi strategici ed operativi dei piani di settore e degli altri atti di governo del territorio della Provincia, per la formazione coordinata dei Piani Strutturali e dagli atti di governo del territorio comunali, nonché per la gestione delle risorse essenziali ai diversi livelli territoriali.

Art. 60 Criteri e prescrizioni per il quadro conoscitivo per il governo del territorio.

Il PTC costituisce riferimento sostanziale per gli strumenti della pianificazione territoriale e gli atti di governo del territorio e i Piani di Settore ai fini dell'acquisizione di dati concernenti le risorse. L'implementazione costante del quadro conoscitivo del PTC avverrà anche relativamente al processo di acquisizione dei suddetti dati. Per l'omogeneità di lettura dei fenomeni a scala provinciale è opportuno che il riferimento al quadro conoscitivo del PTC avvenga tenendo di conto delle modalità rappresentative dei medesimi dati su scala locale. L'implementazione del quadro conoscitivo del PTC è pubblicato sul sito web della Provincia.

L'elaborazione dei dati tiene di conto delle iniziative di ricerca e sperimentazione sui medesimi dati.

Capo I Lo statuto per risorsa aria

Art. 61 Individuazione ed articolazione della risorsa

La consapevolezza che gli inquinanti tradizionali e i gas ad effetto serra hanno sorgenti comuni e che le loro emissioni interagiscono nell'atmosfera insieme o separatamente causando una varietà di impatti ambientali di diversa allocazione spaziale, le strategie di controllo e di programmazione devono convergere integrativamente per ridurre la quantità di popolazione all'esposizione degli inquinanti atmosferici. La Provincia promuove la formazione di un piano d'azione per la riduzione delle emissioni inquinanti attraverso:

  • 1 - La formazione di un quadro conoscitivo inerenti le aree a criticità: Livorno, Piombino, Val di Cornia, Alta e Bassa Val di Cecina e quelle che eventualmente si aggiungeranno nel corso del monitoraggio.
  • 2 - Per le zone del territorio nelle quali i livelli di uno o più inquinanti comportano il rischio di superamento dei valori limite e delle soglie di allarme vengono definite le misure e gli interventi da attuare, affinché sia ridotto il rischio di superamento dei valori limite e delle soglie di allarme.
  • 3 -Concorre alla formazione di un sistema di monitoraggio ai fini della verifica dell'efficacia delle misure adottate apportando eventuali modifiche e gli opportuni correttivi.
  • 4 -Concerta con le reti private di monitoraggio della qualità dell'aria le integrazioni necessarie alle valutazioni in specie in prossimità i poli industriali attivando specifici accordi.
  • 5 -Potenziare la rete di monitoraggio atmosferico, utilizzando, oltre ai sistemi fissi, anche quelli mobili.

Art. 62 Gli obiettivi, indirizzi e prestazioni generali. Criteri

Secondo il quadro conoscitivo regionale per la popolazione esposta a livelli di inquinamento superiori ai valori limite la Provincia si avvale degli strumenti di tipo regolamentare per introdurre provvedimenti specifici. In questo senso è da ricondursi la necessità di regolamentare l'utilizzo di determinati combustibili nelle aree urbane delle zone di risanamento come previsto dai decreti di attuazione del D.Lgs. 351/99 oppure la necessità di regolamentare le emissioni in atmosfera derivanti dal settore industriale stabilendo limitazioni più stringenti alle emissioni inquinanti di determinati settori.

I Comuni esposti ai valori critici dovranno adottare le misure indicate nel piano d'azione concertato, anche coordinato coi piani della salute umana, che qui vengono aniticipate come principi fondamentali: adottare Piani della Mobilità che limitino la mobilità privata, favoriscano l'uso del mezzo pubblico adeguato con vettori ecosostenibili, istituiscano zone pedonali ed a traffico limitato sufficientemente estese, a tutela della salute dei cittadini ed incrementino la dotazione di verde urbano, al fine di garantire processi di depurazione naturale dell'atmosfera. È parte integrante della risorsa la rete delle centrali di misurazione della qualità dell'aria.

La Provincia in accordo con le autorità competenti potrà indicare un limite di velocità da applicarsi ai tratti delle strade a percorrenza veloce prossime ad aree urbane, al fine di ridurre il carico emissivo dei veicoli a gasolio derivante da questa importante sorgente.

Ai fini del miglioramento della qualità dell'aria si indicano alcune condizioni specifiche:

1 - alimentare le navi ancorate nei porti con energia elettrica fornita dalla rete, incentivando l'utilizzo di fonti rinnovabili.

2 - favorire l'ampliamento della rete di distribuzione di metano e gpl al fine di orientare la popolazione verso l'uso di combustibili gassosi per gli autoveicoli.

3 - favorire la riconversione degli impianti termici verso tecnologie più efficienti negli edifici pubblici e negli edifici privati, con priorità nelle aree urbane inserite nelle zone di risanamento.

4 - In considerazione del rilevante contributo alle emissioni di materiale particolato fine dalla combustione di biomasse gli impianti devono contenere opportuni standard di efficienza in funzione della loro localizzazione e della loro potenzialità termica, anche in riferimento alle procedure di valutazione di impatto ambientale.

Art. 63 Inquinamento acustico

In base alle disposizioni della L.R. n.64 del 2004 le Province hanno il compito di:

1. Adeguare il piano territoriale di coordinamento (P.T.C.), indicando e coordinando gli obiettivi da perseguire nell'ambito del territorio provinciale ai fini della tutela ambientale e della prevenzione dall'inquinamento acustico.

2. Esercitare le funzioni di vigilanza e controllo da espletare avvalendosi dell' A.R.P.A.T., mediante la promozione di campagne di misurazione del rumore e monitoraggio complessivo dell'inquinamento acustico del territorio provinciale.

3. Esercitare i poteri sostitutivi qualora i comuni non provvedano all'approvazione del piano di classificazione acustica e nel caso dia mancata approvazione del piano di risanamento comunale.

Art. 64 Gli obiettivi, indirizzi e prestazioni generali. Criteri

Si indicano di seguito i valori limite di immissione e emissione in relazione alle diverse classificazioni zonali del territorio provinciale che i piani di zonizzazione acustica devono osservare.

ClasseDescrizionePeriodo diurno
(6.00 - 22.00)
dB(A)
Periodo notturno
(22.00 - 6.00)
dB(A)
Classe IAree particolarmente protette5040
Classe IIAree destinate ad uso prevalentemente residenziali5545
Classe IIIAree di tipo misto6050
Classe IVAree di intensa attività umana6555
Classe VAree prevalentemente industriali7060
Classe VIAree esclusivamente industriali7070

Valori limite immissione

ClasseDescrizionePeriodo diurno
(6.00 - 22.00)
dB(A)
Periodo notturno
(22.00 - 6.00)
dB(A)
Classe IAree particolarmente protette4535
Classe IIAree destinate ad uso prevalentemente residenziali5040
Classe IIIAree di tipo misto5545
Classe IVAree di intensa attività umana6050
Classe VAree prevalentemente industriali6555
Classe VIAree esclusivamente industriali6565

Valori limite emissioni

I Comuni una volta elaborati i piani di zonizzazione acustica li forniscono alla Provincia per l'implementazione del quadro conoscitivo del PTC.

Art. 65 Inquinamento luminoso.

L'inquinamento luminoso è una generale luminescenza del cielo causata dalla dispersione di luce artificiale nell'atmosfera o più precisamente la sommatoria di tutti gli effetti sfavorevoli dovuti alla luce artificiale; anche, una sorta di disturbo della percezione visiva dovuto alla dispersione di parte del flusso luminoso, emesso da una sorgente artificiale.

L' inquinamento luminoso è essenzialmente dovuto ad un'eccessiva e/o inadeguata illuminazione notturna delle aree ad alta densità di popolazione,può anche dipendere: dall'uso di lampade con caratteristiche fotometriche inadeguate; dal flusso luminoso riflesso dalla superficie della strade verso la volta celeste; dai segnali luminosi intrusivi; dal non corretto controllo e manutenzione dei sistemi di illuminazione.

L'inquinamento luminoso ha molteplici effetti negativi sulla salute dell'uomo (disturbi del sonno, irritabilità, alterazione dei cicli circadiani,sicurezza stradale), sull'ambiente (alterazione della fotosintesi clorofilliana, comportamento animale e vegetale, depauperamento delle risorse energetiche) e sugli aspetti culturali e scientifici.

Necessitano alcune regole di protezione come le fasce di rispetto di 10 Km.. di raggio degli osservatori astronomici di Livorno e Piombino ed i fasci di luce degli impianti di illuminazione esterni rivolti verso il basso.

Art. 66 Gli obiettivi, indirizzi e prestazioni generali. Criteri

Gli indirizzi di carattere generale secondo le linee guida regionali sono i seguenti:

  • a) riduzione dei consumi energetici, nonché l'innalzamento dei livelli di razionalizzazione di efficienza energetica degli impianti di illuminazione esterna, pubblici e privati;
  • b) riduzione dell'inquinamento luminoso sul territorio provinciale e conseguentemente alla salvaguardia degli equilibri ecologici sia all'interno che all'esterno dei parchi e delle aree naturali protette;
  • c) protezione delle stazioni astronomiche, in quanto patrimonio regionale, per tutelarne le attività di ricerca scientifica e divulgativa;
  • d) valorizzazione, fatti salvi il diritto all'energia ed all'illuminazione, delle "zone buie", cioè delle aree del territorio che mostrano attualmente bassi livelli di inquinamento luminoso, esaltandone il valore culturale, ambientale ed economico in rapporto anche al turismo di qualità.

Art. 67 Inquinamento elettromagnetico.

Le radiazioni non ionizzanti comprese nel range di frequenza 0-300 GHz, in generale, sono emesse da impianti per le radio-telecomunicazioni e dal sistema di produzione e utilizzo finale dell'energia elettrica (linee elettriche, cabine di trasformazione, elettrodomestici, ecc.). Oltre alla frequenza di 300 GHz, lo spettro elettromagnetico si compone della radiazione infrarossa, luce visibile, ultravioletta e ionizzante (radioattività).

In base alla frequenza, le radiazioni non ionizzanti vengono suddivise in bassa frequenza (0-100 kHz) o ELF e radio frequenza RF(30 kHz-300GHz); la distinzione deriva dal diverso comportamento che i due tipi di radiazioni hanno in rapporto agli effetti sull'uomo.

Bassa frequenza (0-100kHz)

L'inquinamento elettrico e magnetico associato alle basse frequenze si riconduce essenzialmente a quello derivante dal sistema di produzione, trasporto e utilizzo finale dell'energia elettrica che avviene alla frequenza di 50 Hz.

Il campo elettrico è facilmente schermabile e il campo magnetico, contrariamente al primo, non è schermabile coi materiali d'uso comune.

Radio frequenza (100kHz-300GHz)

Le sorgenti a radiofrequenza rilevanti per l'ambiente comprendono tutti i sistemi di radiotelecomunicazione che utilizzano frequenze diverse in funzione della tecnologia usata e comprendono Radio, TV, Radar, Stazioni radio base per la telefonia cellulare e impianti microcellulari.

La criticità è in funzione dell'intensità dell'esposizione delle persone nelle immediate vicinanze all'impianto.

I limiti di esposizione sono in funzione degli indicatori di qualità previsti dalla legge da applicarsi di volta in volta in relazione alle caratteristiche dell'impianto.

Le radiazioni elettromagnetiche superiori a 10000 THz sono dette ionizzanti e le possibili cause di contaminazione radioattiva dell'ambiente sono varie e possono essere riassunte per le condizioni attuali del territorio provinciale in:

  • - incidenti a laboratori per produzione o uso di materiali radioattivi, incidenti a materiali radioattivi durante il loro uso o trasporto, incidenti a navi a propulsione nucleare;
  • - smaltimento abusivo di rifiuti radioattivi;
  • - caduta di satelliti o proiettili contenenti materiali radioattivi;

In caso di verifica di questi eventi si attiva la protezione civile. Le radiazioni elettromagnetiche non sono percepibili dai sensi umani.

Art. 68 Gli obiettivi, indirizzi e prestazioni generali. Criteri

La Provincia, di concerto con i Comuni, coordina l'attività di individuazione dei limiti di esposizione derivanti dagli indicatori di qualità stabiliti dalle norme regolamentari applicabili agli impianti di emissione di campi elettromagnetici per ridurne l'esposizione umana. È parte integrante di sistema la rete di telecomunicazioni e quella delle stazioni radio base.

Capo II Lo statuto per la risorsa acqua

Art. 69 Articolazione della risorsa (superficiale, sotterranea, marina)

Acque superficiali

Prevenire, ridurre l'inquinamento e risanare i corpi idrici.

Conseguire il miglioramento dello stato delle acque ed adeguate protezioni di quelle destinate a particolari usi.

Perseguire usi sostenibili e durevoli delle risorse idriche, con priorità per quelle potabili.

Mantenere la capacità naturale di autodepurazione dei corpi idrici nonché di sostenere comunità animali e vegetali ampie e ben diversificate.

Obiettivo principale è il mantenimento della qualità delle acque che si ottiene attuando un monitoraggio continuo di verifica dei seguenti indicatori:

l'indice LIM (Livello di Inquinamento da Macrodescrittori) rappresenta la sintesi della qualità chimica e batteriologica del corso d'acqua.

l'indice IBE (Indice Biotico Esteso) rappresenta la qualità biologica.

l'indice SecA (Stato Ecologico Ambientale) costituisce lo stato ecologico, definito dal risultato peggiore tra LIM e IBE.

La classificazione delle acque superficiali si articola in 5 classi di qualità (1°cl.-qualità elevata; 2°cl.-qualità buona; 3°cl.-qualità sufficiente; 4°cl.-qualità scadente; 5°cl.-qualità pessima).

Valutare il buon funzionamento degli impianti di depurazione e degli scarichi in generale.

Acque marine

I litorali della Provincia di Livorno sono inseriti, in generale, tra quelli della zona b), caratterizzati da un discreto idrodinamismo e da condizioni oceanografiche favorevoli alla possibilità di mescolamento delle acque e di dispersione degli inquinanti definiti in:

  • - carico organico potenziale
  • - carichi trofici (contenuti di fosforo e azoto)

Lungo le coste toscane i parametri che determinano la qualità delle acque, relativamente alla balneazione, sono prevalentemente quelli batteriologici, che non hanno una vera rilevanza di tipo sanitario, ma servono per valutare la potenziale pericolosità delle acque per la salute pubblica, in quanto legati alla presenza di contaminazione civile e fecale delle acque.

Viene esaminata la situazione dei sedimenti, rappresentati dalla frazione pelitica, relativamente al loro chimismo (metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici).

Acque sotterranee

La valutazione dello stato ambientale dei corpi idrici sotterranei si basa su misure di tipo qualitativo (stato chimico) e di tipo quantitativo soprattutto degli acquiferi significativi della provincia di Livorno basandosi sulle 5 classi (0 impatto nullo con impronta idrochimica naturale,1 impatto antropico nullo, 2 impatto ridotto, 3 impatto significativo, 4 impatto rilevante) rilevando alcune criticità per la presenza di cloruri, boro, nitrati, ferro:

Acquifero del Cornia.

Acquifero di San Vincenzo.

Acquifero carbonatico dell'Elba.

Acquifero costiero tra il f. Fine e il f. Cecina.

Acquifero costiero tra il f. Cecina e San Vincenzo.

Art. 70 Gli obiettivi, indirizzi e prestazioni generali. Criteri

Elevare la qualità delle acque in generale e ridurre le pressioni sulla risorsa:

protezione ed il miglioramento ecologico e morfologico complessivo dei corsi d'acqua attraverso il recupero di spazi agli alvei, il ripristino di andamento meandrico, il rallentamento del deflusso delle acque ed il mantenimento dei livelli di deflusso minimo vitale.

Tutte le opere di ingegneria realizzate ai fini di messa in sicurezza di aree soggette ad esondazione devono essere realizzate mediante tecniche di ingegneria naturalistica secondo modalità idonee alla conduzione degli ecosistemi fluviali e ad un progressivo recupero di naturalità e di capacità di autoregolazione e protezione.

Tutte le nuove opere di regimazione idraulica (briglie, traverse, argini, difese spondali) previste per i corsi d'acqua saranno finalizzate al riassetto dell'equilibrio idrogeologico, al ripristino della funzionalità della rete del deflusso superficiale, alla messa in sicurezza dei manufatti e delle strutture, alla rinaturalizzazione spontanea, al miglioramento generale della qualità ecobiologica e al favorimento della fruizione pubblica. Le opere dovranno essere concepite privilegiando le tecniche costruttive proprie dell'ingegneria naturalistica.

Tutti gli interventi che coinvolgono parti di terreno agricolo dovranno essere volti al mantenimento dell'efficienza del sistema delle canalizzazioni, provvedendo in ogni caso al ripristino della loro funzionalità laddove questa risulti essere stata manomessa.

Elevare la qualità delle acque in generale e ridurre le pressioni sulla risorsa attraverso i seguenti criteri:

  • - protezione ed il miglioramento ecologico e morfologico complessivo dei corsi d'acqua attraverso il recupero di spazi agli alvei, il ripristino di andamento meandrico, il rallentamento del deflusso delle acque ed il mantenimento dei livelli di deflusso minimo vitale.

La Provincia ai fini del perseguimento degli obiettivi statutari della risorsa provvede ad emanare un regolamento che persegua la riduzione dei consumi, la tutela della risorsa, la prevenzione delle crisi idriche attraverso:

  • * la definizione di direttive omogenee in materia di rilascio di concessioni per l'utilizzo di acqua pubblica
  • * la definizione di criteri per la determinazione dei canoni
  • * la disciplina degli usi domestici delle acque sotterranee in ottemperanza a quanto previsto dall'art. 96 comma 11 del Dlgs 152/2006.
  • * La definizione degli obblighi di installazione e manutenzione in regolare stato di funzionamento di idonei dispositivi per la misurazione delle portate e dei volumi d'acqua pubblica derivati, in corrispondenza dei punti di prelievo e, ove presente, di restituzione
  • * gli obblighi e le modalità di trasmissione dei risultati delle misurazioni dell'Autorità concedente per il loro successivo inoltro alla regione ed alle Autorità di bacino competenti.
  • * La definizione di criteri per la costituzione di riserve di acqua.
  • * La definizione di criteri per il riutilizzo delle acque

Assume definizioni per omogeneizzare l'interpretazione normativa sugli usi della risorsa idrica: domestico, irriguo,potabile, produzione di beni e servizi, civile, ittiogenico, idroelettrico.

Assume altres&igrave categorie d'uso specifiche.

Il Regolamento conterrà gli usi soggetti a provvedimento autorizzatorio, la disciplina degli emungimenti e la regolazione dei prelievi, disponendo prescrizioni o limitazioni temporali o quantitative attraverso un piano di regolamentazione degli usi come contributo all'aggiornamento del quadro conoscitivo degli strumenti di pianificazione e programmazione di competenza.

La Provincia acquisisce le informazioni necessarie per affinare il bilancio idrico e verificare l'incidenza del sistema dei prelievi e delle restituzioni sui deficit quantitativi in atto e tutte le informazioni utili alla verifica dei volumi di prelievo concessi ed alla eventuale revisione dei parametri essenziali della derivazione per consentire la gestione dinamica del riparto della disponibilità idriche al verificarsi di fenomeni di crisi idrica.

Art. 71 Indirizzi e prescrizioni statutarie

Gli strumenti della pianificazione territoriale e gli atti di governo del territorio dei comuni valutano i fabbisogni per ogni intervento previsto suddivisi in idropotabili, civili, produttivi ed indicano le soluzioni proposte come risposta a tali fabbisogni, differenziate per tipologia, assumendo il principio che l'acqua è dedicata prevalentemente al consumo umano idropotabile. La verifica di disponibilità della risorsa idrica è effettuata presso la Provincia.

Al fine di incentivare il risparmio della risorsa destinata al consumo dei comparti agricolo ed industriale si dovrà tenere di conto:

  • a) Nella disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio, gli atti di governo del territorio prevedono la realizzazione di sistemi di accumulo di acqua meteorica, della relativa rete di distribuzione e dei conseguenti punti di presa per il successivo riutilizzo.
  • b) I comuni individuano le modalità d'intervento di trasformazione urbanistica ed edilizia per i quali è obbligatoria la realizzazione di sistemi di captazione filtro e accumulo di acque meteoriche da utilizzare a servizio di insediamenti produttivi per scopi diversi da quello potabile
  • c)La costituzione di riserve è obbligatoria, per gli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia individuati dai Comuni, nelle aree in cui l'approvvigionamento idropotabile sia effettuato, anche in parte, mediante prelievo:

* da corpi idrici superficiali o sotterranei individuati quali corpi idrici a portata critica, a grave deficit di bilancio idrico o soggetti ad ingressione di acqua marina dal piano di tutela delle acque di cui all'articolo 121 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 (Norme in materia ambientale) ovvero dalle autorità di bacino competenti;

* da corpi idrici ricadenti in zone vulnerabili da nitrati di origine agricola istituite ai sensi dell'articolo 92 del d.lgs. 152/2006;

* da acquiferi significativi classificati in stato di qualità ambientale scadente, cos&igrave come definito dal piano di tutela delle acque.

  • d) Il dimensionamento delle strutture di accumulo è valutato con riferimento alla massima superficie coperta dei fabbricati, tenuto conto della presenza di eventuali ulteriori aree scolanti.
  • e) Per l'allocazione delle strutture di accumulo finalizzate alla costituzione delle riserve si tiene conto della qualità dell'acqua che può essere raccolta e si privilegia la raccolta di quella proveniente dalle coperture.Serbatoi di acque di prima pioggia

La Provincia definisce il seguente criterio di lettura della vulnerabilità delle acque sotterranee:

suddivisione in categorie di vulnerabilità della falda in funzione della stratigrafia litologica del sottosuolo, gli acquiferi sotterranei, le aree di vulnerabilità della falda, le aree interessate da fenomeni d'inquinamento da nitrati nei tipi:

tipo 1

Sistemi acquiferi liberi in alluvioni da grossolane a medie, od in materiali fortemente alterati e/o risedimentati, privi di efficace protezione in superficie e, talora, soggiacenti ad agglomerati di centri di pericolo (urbanizzato).

Sistemi acquiferi liberi in complessi ghiaioso/sabbiosi, talvolta debolmente cementati, dotati di elevata permeabilità, con scarsa copertura di suolo attivo.

Sistemi acquiferi liberi in rocce prevalentemente carbonatiche e solfatiche fessurate, e più o meno carsificate, con soggiacenza notevole, forti acclività superficiali, scarsa copertura, in posizione plano-altimetrica tale da non essere in contatto con la rete idrografica principale.

tipo 2

Sistemi acquiferi liberi, semiconfinati o confinati, generalmente caratterizzati da notevole anisotropia ed eterogeneità, protetti in superficie da una copertura scarsamente permeabile, a tratti impermeabile.

Sistemi acquiferi liberi in rocce cristalline fratturate, con scarsa protezione di suolo e di insaturo, elevata capacità di ingestione, media capacità di flusso.

tipo 3

Sistemi acquiferi in complessi a granulometria media o medio-bassa, più o meno compattati o debolmente cementati, generalmente in posizione dominante rispetto alla rete idrografica, sovente poggianti su confinanti impermeabili. Le aree d'affioramento di questi complessi costituiscono sovente piccole unità prive di continuità con gli acquiferi maggiori.

Sistemi acquiferi in arenarie e complessi conglomeratico-arenacei, caratterizzati da vulnerabilità variabile da media a bassa, a seconda dello stato di fratturazione e della percentuale di materiali marnosi presenti.

tipo 4

Complessi flyschoidi argillo/marnosi e marnoso/arenacei, complessi epimetamorfici, con propagazione degli inquinanti, scarsa anche se variabile da membro a membro.

Argilloscisti, argille varicolori, argille più o meno sovraconsolidate e sabbiose, marne: gli inquinanti sversati, in funzione dell'acclività della superficie topografica, ristagnano o raggiungono direttamente le acque superficiali che li spostano e li distribuiscono in funzione della complessità del reticolo drenante.

Per ciascun tipo valgono le seguenti prescrizioni:

tipo 1

  • - evitare la localizzazione d'infrastrutture e/o impianti potenzialmente inquinanti quali:discariche di R.S.U, stoccaggio di sostanze inquinanti, depuratori, depositi di carburanti, pozzi neri a dispersione, spandimenti di liquami e fanghi, l'uso di fertilizzanti, pesticidi e diserbanti devono essere regolamentati e controllati in modo che i quantitativi siano quelli strettamente necessari, l'autorizzazione al pascolamento intensivo ed all'allevamento debbono essere regolamentati e controllati avendo cura che la pratica e la permanenza non siano eccessivi,
  • - attività estrattive di cava;
  • - fognature alloggiate in manufatti a tenuta;
  • - progressivo adeguamento e, possibilmente, trasferimento, in modo da produrre un consistente miglioramento della situazione di attività esistenti al momento d'entrata in vigore della presente normativa,comportanti Centri Di Pericolo (CDP, cioè tutte le attività di cui all'art. 6 del DPR. 236/88), quali fattori di potenziale vulnerabilità delle falde idriche;
  • - le limitazioni di cui al primo capoverso possono essere superate solo a seguito di specifiche indagini geognostiche ed idrogeologiche, estese ad un significativo intorno dell'area interessata, effettuate seconda la procedura metodologica riportata al successivo comma 5;
  • - caratterizzazione idrogeologica della copertura satura ed insatura effettuabile attraverso l'esecuzione di prospezioni geomeccaniche e geof&igravesiche, nonché di prove di permeabilità in sito;
  • - valutazione del parametro inf&igraveltrazione ed individuazione delle aree di ricarica dell'acquifero.

tipo 2

  • - evitare l'insediamento d'infrastrutture e/o attività potenzialmente inquinanti di cui all'elenco descritto nel precedente punto al primo capoverso. È, inoltre, opportuno subordinare eventuali insediamenti alla realizzazione d'idonee opere ed accorgimenti, espressamente finalizzati all'eliminazione del livello del rischio (scarico effluenti a norma di legge, recapito finale in impianti di depurazione, idonee opere d'impermeabilizzazione e raccolta di liquidi ecc.).

tipo 3

  • - valutare l'insediamento d'infrastrutture e/o attività potenzialmente inquinanti, come quelle descritte al precedente punto al primo capoverso, tramite specifiche indagini geognostiche ed idrogeologiche (estese ad un significativo intorno dell'area interessata), effettuate secondo la procedura metodologica riportata di seguito. È, poi, opportuno subordinare l'insediamento alla realizzazione d'idonee opere ed accorgimenti espressamente finalizzati all'eliminazione del livello del rischio per le falde.

tipo 4

  • - La trasformazione, o l'attività costituente CDP, è ammessa previa certificazione che definisce lo stato di bassa vulnerabilità delle falde idriche. Ciò mediante uno studio idrogeologico di dettaglio esteso ad un significativo intorno dell'area interessata, effettuato secondo la procedura metodologica riportata di seguito.

Per le aree interessate da inquinamento da nitrati si richiamano le norme individuate nelle conclusioni della relazione a supporto delle indagini condotte: "Le linee d'intervento da perseguire per il risanamento della falda costiera" e "Criteri generali e norme tecniche per la delimitazione delle aree di salvaguardia delle risorse idriche destinate al consumo umano ..." del Ministero dell'Ambiente, ovvero si tratta di operare con specifica trattazione e determinazione di prescrizioni ed indirizzi per la realizzazione degli scarichi e per lo svolgimento delle attività agricole.

Capo III Lo statuto per il suolo.

Art. 72 Individuazione ed articolazione della risorsa.

I rischi legati al suolo si pongono nei due termini fondamentali della difesa idraulica e difesa idrogeologica entrambe di stretta competenza delle Autorità di bacino che hanno un riferimento territoriale amministrativo connesso all'opera idraulica che travalica i confini amministrativi in cui sono suddivisi gli enti locali. Ciò pone la necessità di una forte collaborazione interistituzionale fondata essenzialmente sulla condivisione dei metodi di lettura e di definizione delle tematiche.

Art. 73 Gli obiettivi indirizzi e prestazioni generali

  • - utilizzare metodologie e tecniche d'ingegneria naturalistica per interventi a tutela del suolo e per la prevenzione dei rischi idrogeologici;
  • - definire priorità per interventi a tutela delle acque sotterranee e la prevenzione dall'inquinamento;
  • - definire priorità per interventi a tutela delle acque superficiali e la prevenzione dall'inquinamento;
  • - incentivare la conservazione ed il mantenimento del reticolo idrografico e dei canali agricoli di deflusso delle acque attraverso la creazione di una fascia di rispetto da sottrarre alle lavorazioni con mezzi meccanici. È vietato interrompere e/o impedire il deflusso superficiale dei fossi e dei canali nelle aree agricole, sia con opere definitive sia provvisorie, senza prevedere un nuovo e/o diverso recapito per le acque di scorrimento intercettate.
  • - Tutti i tipi di impianti artificiali previsti dovranno essere realizzati con modalità atte a consentire una corretta regimazione delle acque superficiali. In particolare i materiali impiegati per le pavimentazioni dovranno favorire l'infiltrazione nel terreno e comunque la ritenzione temporanea delle acque di precipitazione.
  • - Gli impianti artificiali dovranno essere realizzati in modo da non alterare la funzionalità idraulica del contesto in cui si inseriscono garantendo il mantenimento dell'efficienza della rete di convogliamento e di recapito delle acque superficiali.
  • - Elevare la qualità delle acque in generale e ridurre le pressioni sulla risorsa attraverso i seguenti criteri:
  • - protezione ed il miglioramento ecologico e morfologico complessivo dei corsi d'acqua attraverso il recupero di spazi agli alvei, il ripristino di andamento meandrico, il rallentamento del deflusso delle acque ed il mantenimento dei livelli di deflusso minimo vitale.
  • - Tutte le opere di ingegneria realizzate ai fini di messa in sicurezza di aree soggette ad esondazione devono essere realizzate mediante tecniche di ingegneria naturalistica secondo modalità idonee alla conduzione degli ecosistemi fluviali ad un progressivo recupero di naturalità e di capacità di autoregolazione e protezione.
  • - Tutte le nuove opere di regimazione idraulica (briglie, traverse, argini, difese spondali) previste per i corsi d'acqua saranno finalizzate al riassetto dell'equilibrio idrogeologico, al ripristino della funzionalità della rete del deflusso superficiale, alla messa in sicurezza dei manufatti e delle strutture, alla rinaturalizzazione spontanea, al miglioramento generale della qualità ecobiologica e al favorimento della fruizione pubblica. Le opere dovranno essere concepite privilegiando le tecniche costruttive proprie dell'ingegneria naturalistica.
  • - Tutti gli interventi che coinvolgono parti di terreno agricolo dovranno essere volti al mantenimento dell'efficienza del sistema delle canalizzazioni, provvedendo in ogni caso al ripristino della loro funzionalità laddove questa risulti essere stata manomessa.
  • - Si individuano le seguenti priorità di natura idraulica: interventi agrario/forestali; interventi sulla regimazione delle portate; realizzazione di casse di laminazione e/o espansione; e di natura idrogeologica: Limitare interventi su pendii a forte accelerazione; Salvaguardare le pinete costiere e le aree boscate; Salvaguardia idrogeologica dei versanti.

Art. 74 Obiettivi indirizzi e prestazioni statutarie per gli arenili

La Provincia ritiene fondamentale formulare linee guida di utilizzazione degli arenili al fine di omogeneizzare la risorsa suolo nello specifico contesto.

Le linee costituiscono un elemento centrale per la realizzazione di attività sostenibile nelle aree costiere. I contenuti riguardano:

  • - la definizione delle modalità operative (limitazioni e modalità di accesso, modalità di utilizzo, ecc.) attraverso le quali tale gestione possa essere al meglio realizzata nel rispetto delle caratteristiche ambientali e naturalistiche delle diverse aree interessate, delle locali condizioni di fragilità e vulnerabilità e dell'integrità geomorfologica e paesaggistica delle zone costiere.
  • - uno studio mirato alla caratterizzazione ambientale, paesaggistica e naturalistica delle aree costiere e marine presenti nel territorio comunale finalizzato alla individuazione di condizioni di fragilità, vulnerabilità e trasformabilità/utilizzo delle aree.
  • - Per il raggiungimento delle finalità sopra indicate si dovrà preventivamente procedere:
  • - Individuazione, mappatura e caratterizzazione delle aree costiere (sia a mare che a terra) con elevati valori naturalistici e paesaggistici e/o condizioni di fragilità ambientale, naturalistica e geomorfologica.
  • - Individuazione delle aree costiere (sia a mare che a terra) da sottoporre a tutela e quelle per le quali è consentita la permanenza, la riqualificazione ed eventuale sviluppo dei servizi e delle attrezzature.
  • - Regolamentazione di eventuali servizi nautici pubblici per il collegamento di differenti località costiere, che garantisca la tutela delle aree ad elevato valore naturalistico o caratterizzati da specifiche fragilità, aree nelle quali deve essere vietato il raggiungimento sia da terra che da mare.
  • - Regolamentazione dell'atterraggio delle imbarcazioni e dei mezzi da diporto che consenta di evitare o comunque di ridurre l'impatto sugli habitat marini costieri ed in particolare di quelli a maggior interesse conservazionistico (quale ad esempio le praterie a Posidonia oceanica). A tal fine dovranno essere vietati gli ancoraggi nei fondali caratterizzati dalla presenza di Posidonia oceanica, realizzando, ad esempio, campi boe nelle aree interessate da questo habitat.
  • - Regolamentazione dell'accesso da terra alle diverse spiagge, individuando le più idonee modalità in funzione delle loro peculiarità ambientali, naturalistiche, paesaggistiche e geomorfologiche.
  • - Regolamentazione dei parcheggi prossimi alle spiagge.

Art. 75 Obiettivi indirizzi e prestazioni statutarie per gli approdi turistici

La Provincia ritiene fondamentale formulare Linee guida relative alla realizzazione e gestione di approdi sostenibili al fine di omogeneizzare la risorsa suolo nello specifico contesto.

L'approdo dovrebbe qualificarsi come di tipo "ecologico" ad alta compatibilità ambientale, in grado anche di attrarre un turismo nautico "sensibile".

Tra gli elementi da condizionare: la progettazione della illuminazione secondo le indicazione della legge regionale toscana sull'inquinamento luminoso, la realizzazione di punti di rifornimento carburante, un efficiente sistema di raccolta di rifiuti assimilabili agli urbani per singole frazioni (indifferenziato, vetro, plastica, carta), la regolamentazione e controllo degli scarichi delle imbarcazioni ormeggiate (divieto di scarico a mare, da realizzarsi qualora possibile mediante sigillo degli scarichi a mare, il posizionamento dei pontili galleggianti in modo da evitare il danneggiamento di habitat marini di fondale (come le praterie di posidonia), ad esempio mediante l'adozione, qualora realizzabile, di sistemi di ancoraggio diversi dai corpi morti. Tra gli altri accorgimenti: dotare l'approdo di un efficace sistema informativo rivolto ai diportisti (realizzato mediante pannelli illustrativi, volantini, cartine, ecc.), con indicata la localizzazione dei recipienti per la raccolta differenziata dei rifiuti (carta, vetro, plastica, ecc.) e dei rifiuti pericolosi (oli esausti, batterie, razzi scaduti, ecc..), le azioni da intraprendere per prevenire l'inquinamento delle acque, azioni volte a contribuire al risparmio di risorse naturali (evitando ad esempio inutili sprechi di acqua e di energia elettrica), ecc.

L'inquinamento luminoso dovrà essere quanto più possibile contenuto, mediante una serie di adeguate scelte tecniche relative agli impianti (illuminazione solo verso il basso e schermatura verso il mare, scelta adeguata dei punti luce e limitazione dell'intensità luminosa, utilizzazione di lampade ai vapori di sodio a bassa pressione, utilizzazione di dispositivi per l'accensione solo al passaggio di persone o automezzi negli eventuali parcheggi.

Capo IV Lo statuto per gli ecosistemi della flora e della fauna.

Art. 76 Individuazione ed articolazione della risorsa

Il PTC assume come obiettivo prioritario la tutela dell'integrità degli ecosistemi, della flora e della fauna. A tal fine recepisce la perimetrazione delle aree protette individuate nella cartografia di Piano proponendo di integrare le stesse con le aree marine del santuario dei cetacei già classificate come aree marine protette dal decreto istitutivo del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, o classificate come aree di reperimento dalla legge 394/1992, le aree marine prospicienti quelle individuate come SIR, per una profondità di 1,5 miglia dalla linea di costa.

Concorrono a costituire gli ecosistemi della flora e della fauna, di rilevanza provinciale,

  • a) il mare;
  • b) il sistema delle aree protette come individuate nel Piano Provinciale di cui all'art 15 della L.R.49/95;
  • c) i siti d'importanza regionale approvati con delibera C.R. 06/2004;
  • d) le aree dunali le aree individuate come sottosistema della fascia dunale nel sistema del mare e perimetrate nell'elaborato cartografico del PTC;
  • e) le aree boscate individuate ai sensi della L.R.. 39/2000, cos&igrave come modificata dalla L.R. 1/2003, e perimetrate nell'Elaborato cartografico sulla copertura vegetale;
  • f) le formazioni lineari arboree ed arbustive, planiziali e di collina di larghezza inferiore a 20 metri e di lunghezza superiore a 50;
  • g) gli alberi monumentali iscritti negli elenchi regionali;
  • h) le oasi faunistiche, le zone di rispetto venatorio, le zone di ripopolamento e cattura, come delimitate nel piano faunistico venatorio provinciale vigente;
  • i) la rete degli spazi aperti (radure, pascoli e collegamenti di crinale);
  • j) le fasce riparali e le aree di pertinenza dei corsi d'acqua e dei bacini, i corpi idrici naturali ed artificiali e le aree umide;
  • k) le aree agricole, in particolare ad agricoltura estensiva;
  • l) il sistema dei muretti a secco;
  • m) le rotte migratorie;
  • n) il verde urbano.

Il PTC individua come altre aree, terrestri e marine, che, per particolari caratteristiche, si ritiene debbano essere considerate una risorsa territoriale da salvaguardare o utilizzare a determinate condizioni, le seguenti:

  • o) le aree individuate ai sensi dell'articolo 41 del D. Lgs 152/99

Art. 77 Gli obiettivi indirizzi e prestazioni generali

I boschi sono individuati in apposito elaborato cartografico sulla copertura vegetale per i quali valgono le disposizioni della L.R.. 39/2000, come modificata dalla L.R. 1/2003, e dello specifico regolamento.

Parimenti vengono salvaguardati, ancorché non identificati in appositi elaborati, gli arbusteti e le siepi devono garantire un alto livello di diversità floristica e faunistica e la permeabilità del sistema a livello di specie e di habitat, nonché una loro diffusione tra aree boscate ed aree aperte.

Le radure, le garighe e le praterie naturali o seminaturali, devono mantenere la caratteristica degli spazi aperti.

La presenza di vegetazione acquatica e ripariale tipica dei sistemi fluviali deve garantire l'efficienza di scorrimento delle acque del corso fluviale e nelle zone umide non costituire impedimento alla naturale fomazione di specchi acquei.

Le aree boscate individuate nel PTC sono implementate dai Comuni con la verifica degli usi del suolo annessa ai quadri conoscitivi dei propri strumenti urbanistici. Il PTC assume la verifica di dettaglio effettuata dai Comuni come implementazione del proprio quadro conoscitivo.

Per favorire attività agricole di qualità in ambiti determinati, possono essere predisposti specifici piani delle funzioni con la previsione di recupero alle attività agricole di aree abbandonate al ciclo naturale e, quindi, classificabili come boschi di ritorno, previa dimostrazione della qualità agropedologica dei suoli, della preesistenza di sistemazioni agrarie, della compensazione con nuovi impianti boschivi anche in sistemi territoriali diversi.

In associazione alle pratiche di intervento per il miglioramento paesaggistico dei sistemi insediativi e delle campagne, il PTC promuove il principio essenziale di piantare alberi secondo quantità e qualità paesaggisticamente rilevanti e significative, definite attraverso idonei progetti e programmi di attuazione degli stessi, secondo una mirata pianificazione di coordinamento delle entità spaziali, temporali ed economiche dei singoli interventi. La predisposizione di un progetto e programma strategico di equipaggiamento vegetale del paesaggio su base provinciale, con appropriati collegamenti alla programmazione economica può costituire uno strumento di coordinamento delle diverse azioni che gli enti effettuano sul territorio per le loro specifiche competenze (strade, fiumi, impianti tecnologici, opere idrauliche, attrezzature generali, eccetera) con potenziali ricadute di grande rilievo sulla qualità delle opere e di quella paesaggistica del territorio provinciale.

Si indicano obiettivi specifici

  • - protezione, integrazione e potenziamento dei sistemi vegetati di margine per la funzione ecologica e paesaggistica di protezione lungo le infrastrutture, per il mantenimento della partizione della tessitura agraria storica e per la garanzia di una capillare rete connettiva per lo spostamento della fauna selvatica;
  • - protezione, conservazione e incremento qualitativo e quantitativo delle formazioni vegetali ripariali, anche con opere di forestazione naturalistica che possono concorrere alla realizzazione di fasce tampone per la protezione delle acque superficiali dagli agenti inquinanti rilasciati dalle colture agrarie e dalle aree produttive limitrofe ai corsi d'acqua;
  • - In considerazione del valore ecologico di prati pascolo, erbari ed incolti, si auspicano interventi programmati di sfalci, potature e lavorazione dei terreni per limitare l'interferenza con le stagioni riproduttive ed avviare ad una conduzione rispettosa dei cicli biologici, per il mantenimento di un alto grado di biodiversità e di qualità paesaggistico-ambientale.

La Provincia assume, mediante integrazione del Regolamento previsto dall'art. 37, i seguenti criteri per la gestione della vegetazione ripariale del reticolo idrografico minore.

La tutela della rete idrografica si attua mediante la conservazione della vegetazione di sponda, la riduzione delle azioni di manutenzione non selettive sulla flora e sulla fauna (scavi e sfalci meccanici attuati in periodi riproduttivi o di letargo, asportazione di specie vegetali rare assieme alle invadenti, ecc.) ed anche con la conservazione di una minima portata di acqua in tutte le stagioni (predisponendo eventuali piccoli bacini di accumulo in estate); in particolare il controllo e la riduzione della captazione di acqua è fondamentale per il mantenimento di una "portata minima vitale".

Ai fini di una più ampia e integrata tutela ambientale occorre vietare l'abbattimento e l'espianto dei boschi riparali e in genere della vegetazione igrofila nelle aree di pertinenza fluviale, salvo che per comprovate ragioni fitosanitarie tali da compromettere la stabilità idraulica delle opere e dei manufatti, come arginature , briglie, ponti ecc.".

Recependo quanto indicato dalla Del.C.R. 155/1997, nella progettazione degli interventi lungo i corsi d'acqua dovrà assumersi quale aspetto vincolante la conservazione delle caratteristiche di naturalità dell'alveo fluviale, degli ecosistemi e delle fasce verdi ripariali, il rispetto delle aree di naturale espansione e relative zone umide collegate. A tal fine occorre limitare gli abbattimenti soltanto agli esemplari di alto fusto morti, pericolanti, debolmente radicati, che potrebbero costituire un potenziale pericolo in quanto facilmente scalzabili e asportabili in caso di piena. I tagli di vegetazione in alveo devono essere effettuati preferibilmente nel periodo tardo-autunnale ed invernale, escludendo tassativamente il periodo marzo-giugno in cui è massimo il danno all'avifauna nidificante e all'ecosistema fluviale.

Occorre vietare la modifica o la manomissione degli alvei, se non per la regolazione del regime idrico. L'alveo dei corpi d'acqua dovrà essere mantenuto in condizioni di efficienza idraulica o ripristinato garantendo sempre la sezione naturale.

Gli argini del reticolo devono essere conservati e mantenuti in quanto parti integranti del sistema sia per i suoi aspetti idraulici sia perché costituiscono un insieme di valore paesaggistico e insediativo; deve essere perseguito il ripristino delle condizioni ambientali e paesaggistiche in presenza di situazioni di degrado e di alterazione.

Art. 78 Obiettivi indirizzi e prestazioni specifici per Fauna selvatica.

Il Piano Faunistico Venatorio provinciale è lo strumento attraverso il quale viene gestita la fauna selvatica quale risultato della concertazione delle diverse esigenze e composizione dei diversi interessi agricoli, ambientali, venatori.

È assunto il principio di conservazione della fauna selvatica, quale elemento fondativo territoriale di qualità ambientale.

Tutte le attività di allevamento e ripopolamento, di prelievo devono concorrere alla conservazione delle singole specie nel rispetto del necessario equilibrio tra le stesse.

Art. 79 Obiettivi indirizzi e prestazioni specifici per Fauna ittica

È assunto il principio di conservazione della medesima come elemento fondativo territoriale.

Tutte attività di allevamento e ripopolamento, di prelievo devono concorrere alla conservazione delle singole specie nel rispetto del necessario equilibrio tra le stesse sulla scorta di preventive operazioni di valutazione della consistenza delle diverse popolazioni di pesca. Al fine di favorire il ripopolamento delle acque marine e per limitare la pressione dei prelievi, è assunta come obiettivo prioritario del Piano l'individuazione di nuovi siti per la maricoltura, fermo restando che gli impianti di maricoltura devono consentire non solo la produzione di specie ittiche da immettere sul mercato, ma anche la produzione di unità di specie ittiche da reimmettere nell'habitat marino.

Al fine di controllare popolazioni faunistiche emergenti che possono turbare l'equilibrio ecologico del sistema ed, in particolare, agire negativamente su altre specie già in rarefazione, possono essere autorizzati prelievi selettivi e programmati di tali specie.

In funzione della tutela della fauna ittica di acqua dolce sono assunti come riferimento per l'elaborazione di politiche di governo della risorsa gli studi: "monitoraggio delle acque interne per la salvaguardia della fauna ittica della Provincia di Livorno" e "Caratterizzazione della fauna macrobentonica della foce dello Scolmatore dell'Arno".

La fauna ittica è gestita mediante la concertazione delle diverse esigenze e la composizione dei diversi interessi.

Capo V Lo statuto per la risorsa "Città e sistema degli insediamenti".

Art. 80 Individuazione della risorsa "Città e sistema degli insediamenti". Finalità.

Lo Statuto del PTC per la risorsa "Città e il sistema degli Insediamenti" incide sul "sistema funzionale degli insediamenti", e sul "sistema funzionale delle reti infrastrutturali e dei nodi" nelle loro diverse articolazioni e sui sistemi territoriali i quali possono specificare indirizzi, obiettivi e criteri relativi ai diversi contesti, che integrano quelli del presente Capo V.

Per quanto argomentato nel Documento di piano, il PTC individua nella esigenza di perseguire l'obiettivo del recupero qualitativo degli insediamenti e della attivazione di linee di sviluppo sostenibile, un momento di interesse unitario della Provincia al fine di assolvere alla propria funzione di coordinamento fra le politiche territoriali della Regione e gli strumenti della pianificazione comunale, nonché di promozione della formazione coordinata di questi ultimi e per attivare percorsi di valutazione integrata esaustivi perché fondati su indicatori univoci.

I livelli minimi prestazionali e di qualità che la risorsa deve assicurare, nel rispetto delle prestazioni definite per le altre risorse territoriali in quanto pertinenti, sono quelle espressi dagli obiettivi prestazionali indicati negli articoli 33, 34 e 35 della presente disciplina.

A tali fine specifica i criteri da assumere, nella definizione degli strumenti di governo del territorio, per concorrere al consolidamento della "città policentrica toscana" individuata dal PIT come invariante strutturale ed alla definizione dello "statuto della città toscana" per:

* tutelare la riconoscibilità paesaggistica delle città e degli insediamenti al fine di stabilire rapporti sinergici e di reciproca sostenibilità fra l'universo urbano e l'universo rurale postulati dal PIT ;

  • - promuovere un sistema policentrico caratterizzato, ai diversi livelli territoriali, da una adeguata dotazione di funzioni e di relazioni in grado di proiettarsi, come valore d'insieme, in uno scenario di opportunità di sviluppo a scala regionale nazionale e internazionale, individuando alle opportune scale territoriali la consistenza e la distribuzione dei fattori che, in relazione alle diverse funzioni ed ai diversi livelli di utenza, concorrono nel loro insieme interrelato a determinare la qualità dei sistemi insediativi, superando il criterio numerico, atemporale, indifferenziato, e largamente disatteso, proprio degli standard urbanistici del d.m. 1444/68 mediante:
  • - la determinazione univoca degli ambiti di riferimento rispetto ai quali valutare le situazioni di degrado da rimuovere e prevenire ed evidenziare le potenzialità da valorizzare a sostegno di scelte evolutive e di gestione - sia generali che di settore - finalizzate a perseguire una adeguata qualità della vita, favorire la coesione sociale e garantire agevole accessibilità ai diversi livelli di servizio e la riduzione della mobilità obbligata;
  • - il superamento della casualità che ha portato nel tempo alla diffusione di centri erogatori di servizi pubblici e privati che svolgono funzioni di pubblica utilità, promuovendo alle diverse scale un sistema di centralità funzionali - i luoghi e gli spazi della collettività - in grado di attivare sinergie per meglio corrispondere alle esigenze dell'utenza e per conseguire risparmi di gestione;
  • - la definizione di quadri di riferimento, omogenei alle diverse scale territoriali, per determinare e valutare le azioni di trasformazione e riqualificazioni urbanistica, nonché le nuove previsioni di impegno del suolo a fini insediativi ed infrastrutturali, nel rispetto delle regole espresse dall'art. 3 dellaL.R. 1/2005 territorio e le disposizioni per la tutela e la valorizzazione egli insediamenti di cui all'art. 37 della citata legge regionale;
  • - il coordinamento e l'integrazione funzionale fra l'elaborazione dei Piani di indirizzo e di regolazione degli orari, la localizzazione e distribuzione delle funzioni, l'organizzazione della mobilità alle diverse scale territoriali al fine di garantire la massima accessibilità alle diverse tipologie di utenza.

Il PTC assume come fattori che determinano la qualità degli insediamenti quelli individuati dall' art 37 della L.R. 1/2005 e dal Regolamento DPGR 9 febbraio 2007, n. 2/R recante "Disposizioni per la tutela e valorizzazione degli insediamenti" con le specificazioni e ed argomentazioni contenute nel Documento di piano.

In particolare si individuano i seguenti criteri:

  • - considerare l'adeguata dotazione di infrastrutture e di sistemi idonei al trasporto pubblico di persone o merci, come condizione prioritaria per la localizzazione di ogni nuova previsione o intervento di trasformazione di carattere insediativo;
  • - promuovere il potenziamento del trasporto pubblico e del trasporto privato alternativo a quello privato motorizzato, perseguendo il corretto equilibrio e l'integrazione tra le diverse componenti modali;
  • - assumere la perequazione urbanistica quale criterio finalizzato al perseguimento degli obiettivi individuati dal piano strutturale ed alla equa distribuzione dei diritti edificatori per tutte le proprietà immobiliari ricomprese in ambiti oggetto di trasformazione urbanistica o di nuovo insediamento;
  • - garantire agli interventi di nuova edificazione, di ristrutturazione urbanistica ed edilizia ed ai restauri un livello di qualità coerente con il contesto nel quale vengono realizzati e promuovendo l'uso di tecnologie e di criteri progettuali finalizzati al risparmio energetico e della risorsa idrica;
  • - incentivare all'impiego di tecniche di bioarchitettura e di risparmio energetico e l'uso di energie rinnovabili per le nuove costruzioni, i recuperi e le ristrutturazioni del patrimonio edilizio esistente, nel rispetto dei valori territoriali, paesaggistici, urbanistici e edilizi riconosciuti;
  • - assicurare nelle parti diverse parti del territorio l'applicazione di quanto previsto dal Regolamento di attuazione dell'articolo 37, comma 3, della L.R. 1/2005 "Disposizioni per la tutela e valorizzazione degli insediamenti".

Art. 81 Criteri per l'utilizzazione della risorsa "città e sistema degli insediamenti"

Il PTC individua i seguenti criteri per l'uso della risorsa città e sistema degli insediamenti:

  • - subordinare ogni previsione di nuova edificazione, di ristrutturazione urbanistica ed edilizia al rispetto di predeterminati requisiti di qualità urbana, ambientale, edilizia e di dotazione di servizi determinati attraverso processi di valutazione che considerino gli effetti a carico di tutte le risorse essenziali ed in particolare:
    • * alla individuazione delle esigenze di riqualificazione e/o di superamento di situazioni di degrado, fra quelle accertate dagli strumenti di pianificazione o dagli atti di governo del territorio, che esse devono concorrere a risolvere e superare;
    • * alla adeguata dotazione di servizi pubblici e di pubblico interesse, di infrastrutture e di sistemi idonei al trasporto pubblico di persone o merci;
    • * alla definizione di stabili confini fra il territorio edificato e quello rurale, salvaguardando e valorizzando gli spazi liberi contigui agli insediamenti esistenti;
    • * al rispetto dei valori territoriali, paesaggistici, urbanistici e edilizi riconosciuti mediante l'adozione modalità progettuali coerenti con il contesto nel quale vengono realizzate;
    • * all'uso di modalità e tipologie insediative che consentano risparmi nel consumo di suolo, il contenimento dell'impermeabilizzazione del suolo, la ricostituzione e la tutela delle riserve idriche e di tecnologie e di criteri progettuali che favoriscano il risparmio energetico, l'uso di energie rinnovabili, il risparmio di risorse idriche;
    • * al potenziamento del trasporto pubblico e del trasporto privato alternativo a quello privato motorizzato, perseguendo il corretto equilibrio e l'integrazione tra le diverse componenti modali;
    • * al rispetto ed al rafforzamento della funzionalità della struttura policentrica del sistema insediativo, evitando l'attivazione di nuove polarità alternative e concorrenti e attivando, ai sensi dell'articolo 48, comma 4, lettera a) della L.R. 1/2005 e dell'art. 12 comma 2 della disciplina del PIT, ogni possibile pratica di concertazione fra le amministrazioni interessate per ottimizzare su scala sovracomunale la pianificazione e la localizzazione degli interventi di trasformazione territoriale, anche attivando opportune modalità di perequazione compensativa fra i comuni interessati;
    • * alla promozione, negli interventi di ristrutturazione urbanistica ed edilizia, della contemporanea presenza delle diverse tipologie abitative (in proprietà, destinate alla locazione, di edilizia residenziale sociale), ove possibile anche a livello di edificio, quale fattore sostanziale per assicurare la coesione sociale;
    • * alla promozione del recupero urbanistico degli agglomerati cresciuti in modo non strutturato e disperso, dotandoli di una di una identità propria e collettiva e di adeguati servizi, tutelando gli spazi residui prevedendo, ove necessario l'attivazione di interventi di trasformazione e ristrutturazione urbana;
    • * alla assunzione per gli interventi di trasformazione e di espansione del tessuto urbano l'uso di forme attuative in grado stabilire un forte raccordo fra l'interesse pubblico - rappresentato dalla inderogabile esigenza di tutelare e rafforzare gli elementi di qualità degli insediamenti - e quello privato, quali i Piani complessi di intervento, i Programmi Complessi di Riqualificazione insediativa, ed alla applicazione dei principi della perequazione urbanistica;
    • * all'implementazione del patrimonio di verde pubblico ed im particolare arboreo per concorrere alla mitigazione degli effetti indotti dalla antropizzazione urbana;
    • * alla realizzazione, nelle aree per insediamenti produttivi, di adeguate fasce di rispetto con l'intorno, mediante la conservazione ed il potenziamento della vegetazione di margine esistente, o di nuovo impianto al fine di contribuire a contenere la diffusione di polveri e rumori e gli impatti visivi, evitando, comunque, di determinare situazioni di conflitto attraverso una impropria utilizzazione del suolo contermine;
    • * al recupero delle strutture rurali, anche ad uso ricettivo, con la conservazione dei caratteri e degli elementi architettonici di pregio, nonché delle tipologie coloniche tipiche e delle sistemazioni paesaggistiche degli spazi aperti e dell'intorno, perseguendo la ricomposizione paesaggistica originaria, assumendo la permanenza dei manufatti originari quale elemento di riferimento per le attività edificatorie e di sistemazione degli spazi di pertinenza;
    • * alla previsione, nei piani attuativi e di recupero e negli interventi diretti del mantenimento e del recupero delle tessiture storiche e delle trame interpoderali ai fini del controllo della forma del costruito in relazione all'area di pertinenza, alla conservazione della vegetazione esistente ed al potenziamento dei corridoi di connessione vegetale, attraverso l'impianto di nuove alberature;
    • subordinare, inoltre, ogni previsione di nuova edificazione:
    • * alla dimostrata sussistenza di ulteriori e specifiche esigenze edificatorie ed alla pertinenza delle localizzazioni scelte in termini di minor consumo di risorse territoriali ed ambientali, di massima accessibilità e contributo al superamento di situazioni di degrado;
    • * alla accertamento documentato, anche attraverso procedure di pubblico avviso, che non sussistono alternative di riutilizzazione e di riorganizzazione degli insediamenti esistenti;
    • * al superamento delle tipologie insediative monofunzionali riferibili alle lottizzazioni a scopo edificatorio destinate alla residenza urbana, non solo negli ambiti o contesti territoriali riferibili al "patrimonio collinare" od al "patrimonio costiero" cos&igrave come definiti dagli articoli 20 e 26 della Disciplina del PIT, ma sull'intero territorio;

Art. 82 Criteri per la tutela della riconoscibilità paesaggistica delle città e degli insediamenti.

Il PTC individua nella riconoscibilità paesaggistica della "città toscana" un momento determinante per tutelare, recuperare e valorizzare l'integrazione fra la componente urbana e quella rurale come condizione essenziale per la sostenibilità del governo del territorio livornese e come fattore di reciproca qualità.

I Piani strutturali, sulla base dei contenuti dell'atlante dei paesaggi provinciali e degli specifici approfondimenti effettuati dai loro quadri conoscitivi, si conformano ai criteri di lettura paesistica stabilito dagli appositi elaborati allegati al presente piano ed in particolare:

  • - conservano le discontinuità esistenti per evitare la saturazione degli insediamenti e per la salvaguardia delle visuali paesaggistiche, limitando lo sviluppo degli insediamenti lineari;
  • - individuano specifiche porzioni di territorio da progettare come aree ecologiche attrezzate, al fine di evitare la dispersione degli insediamenti e come incentivo per interventi specifici e complessi di riqualificazione paesaggistica;
  • - incentivano interventi di recupero dei borghi e nuclei storici, e di tipi di colture in abbandono ove costituiscano componenti paesaggistiche di pregio;
  • - definiscono prescrizioni per gli ambiti territoriali che concorrono alla tutela e valorizzazione dei beni storici ed archeologici presenti.

Art. 83 Criteri per la definizione coordinata degli strumenti della pianificazione territoriale e degli atti di governo del territorio.

Al fine di conseguire gli obiettivi prestazionali indicati all'articolo 35 per la "la rete dei luoghi e degli spazi della collettività", il PTC ed in particolare per:

  • - rappresentare omogeneamente le scelte programmatiche che ciascun Comune, nella sua autonoma competenza, assumerà per concorrere alla definizione della "rete dei luoghi degli spazi della collettività", attraverso l'integrazione di una pluralità di attrezzature e servizi in grado di generare nuove sinergie e opportunità di crescita e di coesione sociale e promuovere e valorizzare fattori costitutivi della cittadinanza attiva e della qualità della vita collettiva;
  • - individuare, a scala territoriale e locale, le possibili sinergie operative fra soggetti pubblici e privati che svolgono funzioni di interesse pubblico, orientare ed indirizzare le diverse competenze settoriali che incidono sui livelli di qualità degli insediamenti verso obiettivi comuni e condivisi, attivare processi di semplificazione;
  • - permettere una conoscenza raffrontabile delle diverse situazioni territoriali, degli elementi di forza e di degrado presenti negli insediamenti;
  • - costituire una base raffrontabile a scala territoriale di criteri per la valutazione preventiva della sostenibilità degli atti di governo del territorio e di verifica degli effetti indotti dal governo del territorio.

Stabilisce i seguenti criteri.

A. Criteri per l'individuazione degli ambiti di riferimento per determinare la consistenza e la funzionalità delle componenti che determinano la qualità degli insediamenti. Le Unità Minime di Intervento.

Per le motivazioni espresse nel documento di piano del PTC, ed in relazione a quanto previsto dalla L.R. n. 1/2005, i comuni assumono, per la formazione degli strumenti della pianificazione, degli atti di governo del territorio nonché per gli atti amministrativi incidenti sulla risorsa "città e sistema degli insediamenti", le Unità Minime d'Intervento (UMI) non superiori a 50 Ha. quale base conoscitiva e programmatica, oltre che per assolvere a quanto previsto dall'art. 58 della L.R. n. 12005, anche al fine di:

  • - determinare la funzionalità e la qualità degli insediamenti, in relazione agli elementi previsti dall'art. 37, comma 2 punti a e b, della L.R. n. 1/2005;
  • - determinare la sussistenza delle quantità minime inderogabili previste dal DM. 1444/68 o definite dal comune;
  • - individuare le aree di degrado urbanistico, ambientale, funzionale e socioeconomico;
  • - concorrere alla individuazione delle unità territoriali organiche elementari ai fini della equilibrata distribuzione territoriale delle dotazioni necessarie a garantire la qualità dello sviluppo territoriale;
  • - determinare le dimensioni massime sostenibili per le diverse tipologie di funzioni;
  • - stabilire le regole per i mutamenti di destinazione d'uso in caso di incompatibilità con altre funzioni insediate;
  • - determinare esplicitamente le modalità con le quali i nuovi insediamenti e gli interventi di sostituzione dei tessuti insediativi devono concorrere alla riqualificazione degli insediamenti esistenti ed alla prevenzione e recupero del degrado ambientale e funzionale;
  • - documentare il rispetto di quanto prescritto dall'art 3 -commi 3,4 e 5 - della L.R.. n. 1/2005;
  • - concorrere alla definizione dei contenuti e del dimensionamento del quadro previsionale strategico e dei contenuti da mettere a base di un eventuale "pubblico avviso", preliminarmente alla definizione del R.U..
  • - concorrere a determinare i contenuti del "Piano di indirizzo e di regolazione degli orari;
  • - concorrere alla implementazione la rete dei luoghi e degli spazi della collettività a scala sovracomunale e provinciale.

B. Criteri per il rilevamento omogeneo delle attività e dei servizi pubblici e privati incidenti sulla qualità di vita di vita e degli insediamenti delle loro caratteristiche funzionali e delle attività presenti negli insediamenti.

Allo scopo di individuare e qualificare le funzioni e servizi, pubblici e privati, di utilità generale presenti sul territorio comunale alle diverse scale di incidenza - di vicinato, di quartiere, urbane, comunali, sovracomunali, di area vasta - ed in particolare per:

  • - verificarne l'adeguatezza in termini di localizzazione e funzionalità in relazione al soddisfacimento del principio di equità che presuppone la possibilità, per tutti gli utenti interessati, di fruire dello stesso grado di accessibilità alle diverse tipologie di servizi, determinando gli ambiti di servizio, ottimali ed effettivi, che essi determinano;
  • - individuare possibili sinergie ed opportunità per riequilibrare, ove occorra, la distribuzione territoriale dei servizi, per determinare attraverso la loro aggregazione centralità alle diverse scale territoriali, per conseguire economie gestionali e ridurre la mobilità indotta;
  • - individuare le situazioni di degrado indotte su gli insediamenti con particolare riferimento:

* a quanto prescritto dall'art 13 del PIT in relazione i carichi indotti dal turismo e dalla concentrazione di attività terziarie ad esso connesse in modo diretto e indiretto;

* a quanto prescritto dall'art 15 del PIT circa aree da ritenere sature rispetto alla possibilità di introdurre ulteriori medie e grandi strutture di vendita;

* alla insufficiente dotazione di aree di parcheggio pertinenziali e/o di relazione privati o pubblici dei centri erogatori di servizi;

* ai volume di traffico aggiuntivo indotto ed alle conseguenti emissioni inquinanti ed acustiche;

* ad altre carenze emergenti in relazione a quanto previsto dall'articolo 3, comma 5 della L.R. n. 1/2005;

Gli strumenti della pianificazione comunale provvedono alla rilevazione:

  • - dei punti di servizio rilevanti ai fini della individuazione della "rete dei luoghi e degli spazi della collettività" presenti sul territorio comunale;
  • - delle funzioni di interesse collettivo e di servizio individuate fra le opere di urbanizzazione primarie e secondaria di cui all'articolo 37;
  • - dei servizi pubblici e privati di utilità generale ed in particolare ai servizi ospedalieri e sanitari, di assistenza socio sanitaria, per la istruzione di base e superiore, della pubblica amministrazione, per attività sociali, culturali, sportive, ricreative, per il culto e cimiteriali, di informazione ed accoglienza turistica, e stazioni e le fermate del sistema dei trasporti, punti per l'accesso assistito ai servizi e a Internet, ecc.;
  • - le strutture turistico ricettive alberghiere ed extra alberghiere come definite dalla L.R. 42/2000 e sue successive modificazioni;
  • - le strutture ed i luoghi, cos&igrave come definiti dalla L.R. 28/2005, destinati al commercio al dettaglio in sede fissa (esercizi di vicinato, medie strutture di vendita, grandi strutture di vendita, centri commerciali, empori polifunzionali), nonché i luoghi del commercio ed i centri commerciali naturali, gli spazi destinati al commercio su aree pubbliche;
  • - i poli urbani con bacino di utenza rilevante, in quanto presenti sul territorio comunale, cos&igrave come elencati dall'art. 8 del Regolamento DPGR 9 febbraio 2007, n. 2/R;
  • - il sistema del verde cos&igrave come definito dagli artt. 11. 12, 13, 14 del Regolamento DPGR 9 febbraio 2007, n. 2/R "Disposizioni per la tutela e valorizzazione degli insediamenti" includendo anche le piazze, i giardini e le zone pedonali.

Provvedono, inoltre:

  • - a rilevare gli elementi che qualificano le attività individuate con i dati rilevanti per la tipologia del servizio quali:
  • - la sua classificazione funzionale (di vicinato, di quartiere, urbano, territoriale) e la sua incidenza sui tempi della città in termini di frequenza di accesso da parte degli utenti;
  • - l'utenza potenziale ed effettiva del centro ed il numero di addetti;
  • - il bacino d'utenza inteso come l'area nella quale sono insediati gli utenti

effettivi e l'eventuale delimitazione dell'ambito amministrativo di competenza

operativa del centro di servizio;

  • - la tipologia degli utenti con particolare riferimento caratteristiche ritenute

maggiormente rilevanti dal punto di vista delle scelte localizzative, quali ad

esempio il grado di mobilità dell'utenza e la frequenza di utilizzo;

  • - la possibilità di accesso telematico al servizio;
  • - a caratterizzare sotto il profilo tipologico e funzionale le strutture che ospitano

le attività rilevate al fine di valutarne l'adeguatezza funzionale e dimensionale

in relazione al servizio al quale è adibita, quali:

  • - la tipologia dell'immobile (immobile destinato esclusivamente al servizio, parte di immobile destinato anche altri servizi, parte di immobile destinato a residenza, in proprietà o in affitto);
  • - dati dimensionali, stato di consistenza, stato di uso e di conservazione, presenza di vincoli architettonici e/o ambientali, adeguatezza alle norme, la presenza di spazi accessori, ( servizi accessori, spazi verdi, parcheggi pertinenziali e a servizio specifico dell'utenza);
  • - l'insieme delle attività presenti e le loro eventuali interazioni;
  • - le informazioni relative al contesto insediativo, alle condizioni ambientali, alla compatibilità funzionale e all' accessibilità, rilevando le eventuali criticità rispetto al contesto, disfunzioni e difficoltà che emergono dalla gestione del servizio, necessità di interventi;
  • - l'adeguatezza rispetto al contenimento dei consumi energetici e idrici ed alla effettuazione della raccolta differenziata.

C. Criteri per il rilevamento omogeneo degli elementi relativi alla mobilità ed accessibilità.

Allo scopo di pervenire ad una conoscenza omogenea della effettiva consistenza e funzionalità delle diverse componenti direttamente incidenti sugli insediamenti e sulla mobilità interna ad essi, ed in particolare per:

  • - individuare il patrimonio di sedi viarie comunali e la sua destinazione e funzione, nonché delle aree adibite alle diverse tipologie di sosta dei veicoli, in relazione alla definizione di politiche di mobilità alternativa e di controllo della sosta;
  • - individuare spazi ed ambiti da riservare ad aree pedonali, piste ciclabili, corsie

protette per i servizi di trasporto pubblico;

  • - garantire sulla viabilità esistente condizioni di funzionalità, sicurezza e fluidità del traffico anche per il contenimento dell'inquinamento atmosferico e del rumore;
  • - consentire la individuazione di percorsi ottimali per l'accesso ai servizi ed alle funzioni a scala territoriale anche attraverso l'uso integrato di varie forme di mobilità;
  • - evidenziare situazioni sovracomunali che rendono opportuna la elaborazione di un piano urbano della mobilità.

gli strumenti della pianificazione comunale provvedono alla individuazione:

  • - delle componenti previste dall'articolo 10 , commi 1e 2, del Regolamento regionale "disposizioni per la tutela e valorizzazione degli insediamenti n. 2/R del 9 febbraio 2007, ed alla classificazione della sedi destinate alla mobilità urbana, secondo le norme del codice della strada, in:
  • - strade urbane di scorrimento;
  • - strade urbane di quartiere;
  • - strade locali;
  • - strade vicinali;
  • - piste ciclabili;
  • - zone pedonalizzate.
  • - delle aree di sosta e di parcheggio articolate secondo quanto previsto dall'articolo 10, comma 3, del Regolamento regionale "disposizioni per la tutela e valorizzazione degli insediamenti n. 2/R del 9 febbraio 2007, specificando:
  • - i parcheggi pubblici ricavati con il parziale utilizzo di preesistenti sedi stradali o piazze e quelli realizzati in sede propria adeguatamente separata dalla viabilità di scorrimento;
  • - la quantità di parcheggi pubblici riservata ad uso esclusivo dei residenti o di specifiche funzioni e servizi;
  • - la quantità di parcheggi pubblici che suppliscono alla carenza di parcheggi pertinenziali e di relazione individuata attraverso il rilevamento dei servizi, pubblici e privati, che svolgono funzioni di interesse pubblico di cui al precedente punto B.

D. Criteri per il rilevamento omogeneo degli elementi relativi sistema del verde.

Allo scopo di individuare e qualificare del sistema del verde negli insediamenti finalizzato a:

  • - mantenere ed incrementare l'insieme delle componenti vegetali interne e limitrofe agli insediamenti;
  • - conservare ed attivare connessioni fra le aree verdi esistenti o di progetto;
  • - valorizzare le aree agricole residuali e gli spazi verdi adiacenti agli insediamenti per determinare stabili confini dell'edificato ed incrementarne la qualità e concorrere alla tutela e riconoscibilità paesaggistica degli insediamenti stessi;
  • - costituire una adeguata dotazione di spazi per il tempo libero, le attività sportive, il gioco, le relazioni e gli intrattenimenti spettacoli all'aperto;
  • - concorrere alla qualificazione degli spazi urbani con adeguate forme di arredo.

Gli strumenti della pianificazione comunale provvedono alla individuazione delle diverse componenti del sistema del verde secondo quanto previsto dagli articoli da 11 a 15 del Regolamento regionale "disposizioni per la tutela e valorizzazione degli insediamenti n. 2/R del 9 febbraio 2007", classificandoli funzionalmente in:

  • - aree a verde urbano pubblico;
  • - aree a verde urbano privato e spazi verdi non accessibili;
  • - verde di connettività urbana, quali:
  • - fasce di continuità;
  • - vie d'acqua;
  • - strade parco realizzate con criteri di architettura paesaggistica;
  • - aree non edificate ed aree agricole residuali di margine urbano;
  • - collegamenti pedonali o ciclabili in sede propria;
  • - aree a verde attrezzate per:
  • - attività sportive libere e legate al tempo libero;
  • - spettacoli all'aperto;
  • - intrattenimento e gioco dei ragazzi;
  • - verde di arredo.

Il Regolamento previsto dall'articolo 10 punto A. della presente disciplina, in relazione ai suddetti criteri, definisce:

  • - le modalità operative per la suddivisione dei centri abitati in Unità Minime di Intervento;
  • - le modalità operative per determinare agli ambiti di influenza effettiva e ottimale che caratterizzano i diversi centri di erogazione di servizi e le diverse funzioni;
  • - le schede per il rilevamento degli elementi di cui ai precedenti punti B, C e D e le modalità per la loro organizzazione come basi tematiche del quadro conoscitivo per il governo del territorio provinciale di cui all'articolo 7 della presente disciplina.

Art. 84 Criteri per la definizione coordinata degli interventi sulla mobilità urbana ed il traffico.

Il PTC ritiene fondamentale la definizione di Piani urbani della mobilità e del traffico (PUMT) a scala sovracomunale basati su criteri e condivisi, al fine di definire progetti integrati e interventi sistematici per soddisfare i fabbisogni di mobilità con interventi idonei a contrastare le conseguenze negative sulle condizioni di salute dei cittadini e su tutti gli aspetti della vita civile e sociale derivanti dalla eccessiva presenza del traffico veicolare motorizzato nelle zone urbane, ed in particolare per:

  • - programmare e definire operativamente il sistema urbano della mobilità inteso come l'insieme organico degli interventi sulle infrastrutture viarie e di trasporto pubblico, sul sistema dei parcheggi, sul governo della domanda di trasporto, sul miglioramento del parco veicoli del TPL, sui sistemi di controllo e regolazione del traffico, sull'informazione all'utenza, sulla logistica e le tecnologie destinate alla riorganizzazione della distribuzione delle merci in città;
  • - orientare la mobilità delle persone, al fine di un riequilibrio modale che favorisca l'uso del servizio pubblico e della mobilità non motorizzata;
  • - promuovere l'intermodalità nel trasporto merci e nella loro distribuzione nelle aree urbane;
  • - individuare i nodi intermodali del trasporto pubblico e realizzare interventi di potenziamento e riqualificazione;
  • - perseguire l'efficienza funzionale ed economica del sistema di trasporto pubblico;
  • - realizzare una adeguata disponibilità di infrastrutture per la sosta di interscambio tra le diverse modalità di trasporto;
  • - perseguire la riduzione degli inquinamenti acustici ed atmosferici e del consumo energetico;
  • - definire e coordinare la gestione delle risorse strutturali ed infrastrutturali esistenti;
  • - assicurare i necessari livelli di sicurezza agli utenti delle diverse modalità di trasporto;
  • - concorrere, per quanto di competenza, a concretizzare la rete dei luoghi e degli spazi della collettività ed a individuare le situazioni di incompatibilità funzionale presenti negli insediamenti;
  • - effettuare il monitoraggio del sistema della mobilità per la verifica degli effetti indotti e per una sempre più approfondita definizione delle scelte progettuali e gestionali.

Per la definizione dei PUMT si stabiliscono i seguenti criteri:

  • - assumere come riferimento nella progettazione degli interventi le diverse tipologie di utenza (residenti, pendolari, utilizzatori occasionali e turisti)
  • - predisporre, in corrispondenza dei principali accessi ai centri urbani e delle stazioni del servizio ferroviario e del trasporto pubblico a scala territoriale, la dotazione di spazi di parcheggio posti all'esterno della sede stradale con funzione di interscambio con i servizi di trasporto pubblico locale, o di mobilità pedonale e ciclabile, eventualmente differenziati con l'impiego di sistemi tariffari e di mezzi di trasporto collettivo che incentivino l'utilizzo dei parcheggi più esterni;
  • - favorire la mobilità ciclabile definendo una rete di percorsi ad essa dedicati caratterizzati da adeguata sicurezza di uso, dalla continuità sul territorio urbano e periurbano, dalla interconnessione con le principali funzioni e con i nodi di interscambio del trasporto pubblico locale;
  • - incrementare la rete dei percorsi dedicati ai pedoni, promuovendo l'accessibilità pedonale ai principali nodi di interscambio modale ed alla rete dei servizi di trasporto pubblico locale;
  • - prevedere nella localizzazione di funzioni pubbliche e private e di insediamenti residenziali, commerciali o produttivi che inducono rilevante traffico motorizzato, modalità di accesso ai parcheggi tali da non provocare effetti di rallentamento del traffico passante;
  • - aumentare la sicurezza della mobilità, per ridurre il numero degli incidenti;
  • - promuovere la conservazione all'uso pubblico e la valorizzazione delle strade vicinali.
  • - Il Piano Urbano della Mobilità e del Traffico è definito in stretta correlazione le finalità ed i criteri di cui all'art. 88 della presente disciplina.

PUMT è suddiviso in due parti, fra loro coordinate e coerenti.

La prima parte ha la funzione di strumento di programmazione di medio-lungo periodo che persegue l'obiettivo di individuare e progettare un insieme organico di interventi strutturali sui diversi aspetti della mobilità, strettamente integrato con gli assetti territoriali definiti dai PS e dai RU, ricercando, i necessari raccordi a scala provinciale e sovracomunale.

Questa parte, pertanto, costituisce atto di governo del territorio ai sensi e per gli effetti dell'art. 10 della L.R. 1/2005.

La seconda parte, definita di norma a scala comunale, costituisce lo strumento gestionale operativo per determinare gli interventi e le misure di breve periodo finalizzate alla gestione ottimale del patrimonio strutturale ed infrastrutturale esistente ed è finalizzata a:

  • - definire interventi per la moderazione della velocità, per il miglioramento della sicurezza della circolazione e la qualità urbana con l'individuazione un sistema di zone (a traffico ordinario, limitato e/o moderato) anche al fine di consentire la realizzazione di nuove aree, vie e piazze pedonalizzate;
  • - migliorare la sicurezza della circolazione attraverso la riorganizzazione e la gerarchizzazione della viabilità urbana con interventi sullo schema attuale della circolazione e per la razionalizzazione delle intersezioni, l'estensione di sensi unici di marcia veicolare e l'incremento di spazi per la sosta veicolare;
  • - regolamentare il sistema della sosta secondo criteri, anche tariffari, che favoriscano l'uso di mobilità alternative;
  • - migliorare il sistema del trasporto pubblico/collettivo individuando linee di forza salvaguardate;
  • - ridurre l'inquinamento atmosferico ed acustico legato al traffico ed a favorire il risparmio energetico;
  • - definire i Piani di azione comunale finalizzati al contenimento dell'inquinamento atmosferico indotto dal traffico.

Capo VI Lo statuto del paesaggio e i documenti della cultura.

Art. 85 I sistemi di Paesaggio regionali e provinciali.

I sistemi di paesaggio costituiscono l'articolazione identitaria di base di tutto il territorio della Provincia di Livorno fondata sull'analisi dei suoi caratteri strutturali riferita agli ambiti di paesaggio di rango provinciale; l'aggregazione di ambiti porta alla individuazione progettuale di sistemi di paesaggio a indirizzo di governo omogeneo; l'isolamento di ambiti individua gli eventuali sottosistemi di specificazione della disciplina di piano in relazione delle peculiarità paesaggistiche.

L'articolazione del territorio in sistemi e sottosistemi territoriali, per la scala propria del PTC, non costituisce distinzione di piano tra territorio urbano e territorio rurale o aperto; l'articolazione territoriale contempla anche la definizione degli ambiti di paesaggio sovracomunali prescritta dalla legislazione (e diversa dall'articolazione spaziale sovracomunale degli ambiti); a tale articolazione "verticale" del territorio provinciale, concepita in termini di identità locali, la disciplina di piano riferisce obiettivi e politiche di qualità paesaggistica, in ottemperanza alla Convenzione Europea del paesaggio e nello specifico alla relativa finalità della integrazione del paesaggio nella pianificazione territoriale in sintonia col piano paesistico regionale.

L'articolato riferito al paesaggio (cui si rinvia) individua per ciascun sistema territoriale la dominante paesistica .

Art. 86 Individuazione ed articolazione della risorsa paesaggio

Le norme statutarie recano l'identificazione patrimoniale delle caratteristiche di rilevanza del paesaggio secondo i tre punti di vista adottati a livello di pianificazione territoriale regionale (PIT) e recepiti dal PTC:

  • - valori naturalistici e ecosistemici
  • - valori storici e culturali
  • - valori estetici e percettivi

Per ciascun punto di vista la specifica disciplina, cui si rinvia, individua le categorie di pertinenza

Art. 87 Gli obiettivi, indirizzi e prestazioni generali

La Provincia, attraverso il PTC, promuove un criterio di lettura del territorio fondata sul paesaggio:

  • - promuove attraverso l'esplicitazione della concezione del paesaggio la definizione di politiche di governo del territorio efficaci nel conferire di fatto al paesaggio il valore di componente complessa imprescindibile del bilancio della qualità della vita delle popolazioni, a cui il governo territoriale della Provincia intende riferirsi attraverso una impostazione processuale del Piano e una sua definizione partecipata e condivisa;
  • - promuove il riconoscimento della sostenibilità delle trasformazioni del paesaggio rispetto ai suoi caratteri e alle sue dinamiche strutturali e funzionali come chiave essenziale di interpretazione di un rinnovato concetto condiviso della sostenibilità del governo del territorio della Provincia di Livorno. Tale principio base del Piano risulta assumere particolare significato strategico in relazione all'elevato e diffuso potenziale turistico-ricreativo del paesaggio della costa e dell'entroterra continentali e dell'arcipelago, la cui valorizzazione dipende sostanzialmente dalla salvaguardia e dalla produzione di qualità;
  • - disciplina le disposizioni generali essenziali per la definizione e l'attuazione coordinata di efficaci politiche di salvaguardia del paesaggio, coerenti con quelle sovraordinate di tutela dei beni paesaggistici e delle realtà ad essi giuridicamente equiparate dal piano paesaggistico regionale (PIT). Le disposizioni generali di salvaguardia sono principalmente volte a "integrare" (sensu Convenzione Europea del Paesaggio) il paesaggio nelle politiche territoriali piuttosto che astrarlo come risorsa a sé stante;
  • - pone il paesaggio al centro del progetto di governo del territorio. Secondo la Concezione del paesaggio, esso costituisce una essenziale matrice di progettazione della sostenibilità delle azioni di conservazione e di trasformazione prodotte o promosse dalle politiche territoriali. Lo Statuto del territorio reca pertanto le regole di salvaguardia del patrimonio territoriale in relazione ai valori paesaggistici e alle invarianti strutturali e funzionali, nell'ambito delle quali i disegni strategici di valorizzazione del paesaggio possono delineare scenari sostenibili.

Art. 88 Indirizzi e prescrizioni statutarie

Tutela dei caratteri geomorfologici, attraverso l'individuazione di associazioni litologiche omogenee, fenomeni geomorfologici e classi di pericolosità che costituiscano la base conoscitiva per gli approfondimenti a livello locale ai fini di mantenere l'integrità morfologica del paesaggio e prevenire fenomeni di dissesto idrogeologico, anche in relazione alle problematiche di sicurezza idraulica.

Tutela dei caratteri ambientali e paesaggistici dei corsi e corpi d'acqua, attraverso la manutenzione e il potenziamento della vegetazione ripariale ai fini anche della conservazione della biodiversità, assecondando le dinamiche di espansione spontanea dei boschi di ripa in corrispondenza di aree abbandonate dall'agricoltura.

Tutela delle condizioni di naturalità delle aree umide, individuando limiti e condizioni per la fruizione collettiva (percorsi e aree di sosta) che deve essere compatibile con le finalità di conservazione delle risorse.

Recupero delle regole conformative tradizionali dell'assetto rurale, attraverso la piantumazione di specie vegetali autoctone o naturalizzate, l'uso di tecniche biologiche, le successioni colturali.

Si applicano le norme discendenti dal Piano Paesistico regionale seguendo i criteri e le prescrizioni definite nell'apposita normativa allegata al presente Piano.