Disciplina del PTCP

Art. 76 Individuazione ed articolazione della risorsa

Il PTC assume come obiettivo prioritario la tutela dell'integrità degli ecosistemi, della flora e della fauna. A tal fine recepisce la perimetrazione delle aree protette individuate nella cartografia di Piano proponendo di integrare le stesse con le aree marine del santuario dei cetacei già classificate come aree marine protette dal decreto istitutivo del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, o classificate come aree di reperimento dalla legge 394/1992, le aree marine prospicienti quelle individuate come SIR, per una profondità di 1,5 miglia dalla linea di costa.

Concorrono a costituire gli ecosistemi della flora e della fauna, di rilevanza provinciale,

  • a) il mare;
  • b) il sistema delle aree protette come individuate nel Piano Provinciale di cui all'art 15 della L.R.49/95;
  • c) i siti d'importanza regionale approvati con delibera C.R. 06/2004;
  • d) le aree dunali le aree individuate come sottosistema della fascia dunale nel sistema del mare e perimetrate nell'elaborato cartografico del PTC;
  • e) le aree boscate individuate ai sensi della L.R.. 39/2000, cos&igrave come modificata dalla L.R. 1/2003, e perimetrate nell'Elaborato cartografico sulla copertura vegetale;
  • f) le formazioni lineari arboree ed arbustive, planiziali e di collina di larghezza inferiore a 20 metri e di lunghezza superiore a 50;
  • g) gli alberi monumentali iscritti negli elenchi regionali;
  • h) le oasi faunistiche, le zone di rispetto venatorio, le zone di ripopolamento e cattura, come delimitate nel piano faunistico venatorio provinciale vigente;
  • i) la rete degli spazi aperti (radure, pascoli e collegamenti di crinale);
  • j) le fasce riparali e le aree di pertinenza dei corsi d'acqua e dei bacini, i corpi idrici naturali ed artificiali e le aree umide;
  • k) le aree agricole, in particolare ad agricoltura estensiva;
  • l) il sistema dei muretti a secco;
  • m) le rotte migratorie;
  • n) il verde urbano.

Il PTC individua come altre aree, terrestri e marine, che, per particolari caratteristiche, si ritiene debbano essere considerate una risorsa territoriale da salvaguardare o utilizzare a determinate condizioni, le seguenti:

  • o) le aree individuate ai sensi dell'articolo 41 del D. Lgs 152/99

Art. 77 Gli obiettivi indirizzi e prestazioni generali

I boschi sono individuati in apposito elaborato cartografico sulla copertura vegetale per i quali valgono le disposizioni della L.R.. 39/2000, come modificata dalla L.R. 1/2003, e dello specifico regolamento.

Parimenti vengono salvaguardati, ancorché non identificati in appositi elaborati, gli arbusteti e le siepi devono garantire un alto livello di diversità floristica e faunistica e la permeabilità del sistema a livello di specie e di habitat, nonché una loro diffusione tra aree boscate ed aree aperte.

Le radure, le garighe e le praterie naturali o seminaturali, devono mantenere la caratteristica degli spazi aperti.

La presenza di vegetazione acquatica e ripariale tipica dei sistemi fluviali deve garantire l'efficienza di scorrimento delle acque del corso fluviale e nelle zone umide non costituire impedimento alla naturale fomazione di specchi acquei.

Le aree boscate individuate nel PTC sono implementate dai Comuni con la verifica degli usi del suolo annessa ai quadri conoscitivi dei propri strumenti urbanistici. Il PTC assume la verifica di dettaglio effettuata dai Comuni come implementazione del proprio quadro conoscitivo.

Per favorire attività agricole di qualità in ambiti determinati, possono essere predisposti specifici piani delle funzioni con la previsione di recupero alle attività agricole di aree abbandonate al ciclo naturale e, quindi, classificabili come boschi di ritorno, previa dimostrazione della qualità agropedologica dei suoli, della preesistenza di sistemazioni agrarie, della compensazione con nuovi impianti boschivi anche in sistemi territoriali diversi.

In associazione alle pratiche di intervento per il miglioramento paesaggistico dei sistemi insediativi e delle campagne, il PTC promuove il principio essenziale di piantare alberi secondo quantità e qualità paesaggisticamente rilevanti e significative, definite attraverso idonei progetti e programmi di attuazione degli stessi, secondo una mirata pianificazione di coordinamento delle entità spaziali, temporali ed economiche dei singoli interventi. La predisposizione di un progetto e programma strategico di equipaggiamento vegetale del paesaggio su base provinciale, con appropriati collegamenti alla programmazione economica può costituire uno strumento di coordinamento delle diverse azioni che gli enti effettuano sul territorio per le loro specifiche competenze (strade, fiumi, impianti tecnologici, opere idrauliche, attrezzature generali, eccetera) con potenziali ricadute di grande rilievo sulla qualità delle opere e di quella paesaggistica del territorio provinciale.

Si indicano obiettivi specifici

  • - protezione, integrazione e potenziamento dei sistemi vegetati di margine per la funzione ecologica e paesaggistica di protezione lungo le infrastrutture, per il mantenimento della partizione della tessitura agraria storica e per la garanzia di una capillare rete connettiva per lo spostamento della fauna selvatica;
  • - protezione, conservazione e incremento qualitativo e quantitativo delle formazioni vegetali ripariali, anche con opere di forestazione naturalistica che possono concorrere alla realizzazione di fasce tampone per la protezione delle acque superficiali dagli agenti inquinanti rilasciati dalle colture agrarie e dalle aree produttive limitrofe ai corsi d'acqua;
  • - In considerazione del valore ecologico di prati pascolo, erbari ed incolti, si auspicano interventi programmati di sfalci, potature e lavorazione dei terreni per limitare l'interferenza con le stagioni riproduttive ed avviare ad una conduzione rispettosa dei cicli biologici, per il mantenimento di un alto grado di biodiversità e di qualità paesaggistico-ambientale.

La Provincia assume, mediante integrazione del Regolamento previsto dall'art. 37, i seguenti criteri per la gestione della vegetazione ripariale del reticolo idrografico minore.

La tutela della rete idrografica si attua mediante la conservazione della vegetazione di sponda, la riduzione delle azioni di manutenzione non selettive sulla flora e sulla fauna (scavi e sfalci meccanici attuati in periodi riproduttivi o di letargo, asportazione di specie vegetali rare assieme alle invadenti, ecc.) ed anche con la conservazione di una minima portata di acqua in tutte le stagioni (predisponendo eventuali piccoli bacini di accumulo in estate); in particolare il controllo e la riduzione della captazione di acqua è fondamentale per il mantenimento di una "portata minima vitale".

Ai fini di una più ampia e integrata tutela ambientale occorre vietare l'abbattimento e l'espianto dei boschi riparali e in genere della vegetazione igrofila nelle aree di pertinenza fluviale, salvo che per comprovate ragioni fitosanitarie tali da compromettere la stabilità idraulica delle opere e dei manufatti, come arginature , briglie, ponti ecc.".

Recependo quanto indicato dalla Del.C.R. 155/1997, nella progettazione degli interventi lungo i corsi d'acqua dovrà assumersi quale aspetto vincolante la conservazione delle caratteristiche di naturalità dell'alveo fluviale, degli ecosistemi e delle fasce verdi ripariali, il rispetto delle aree di naturale espansione e relative zone umide collegate. A tal fine occorre limitare gli abbattimenti soltanto agli esemplari di alto fusto morti, pericolanti, debolmente radicati, che potrebbero costituire un potenziale pericolo in quanto facilmente scalzabili e asportabili in caso di piena. I tagli di vegetazione in alveo devono essere effettuati preferibilmente nel periodo tardo-autunnale ed invernale, escludendo tassativamente il periodo marzo-giugno in cui è massimo il danno all'avifauna nidificante e all'ecosistema fluviale.

Occorre vietare la modifica o la manomissione degli alvei, se non per la regolazione del regime idrico. L'alveo dei corpi d'acqua dovrà essere mantenuto in condizioni di efficienza idraulica o ripristinato garantendo sempre la sezione naturale.

Gli argini del reticolo devono essere conservati e mantenuti in quanto parti integranti del sistema sia per i suoi aspetti idraulici sia perché costituiscono un insieme di valore paesaggistico e insediativo; deve essere perseguito il ripristino delle condizioni ambientali e paesaggistiche in presenza di situazioni di degrado e di alterazione.

Art. 78 Obiettivi indirizzi e prestazioni specifici per Fauna selvatica.

Il Piano Faunistico Venatorio provinciale è lo strumento attraverso il quale viene gestita la fauna selvatica quale risultato della concertazione delle diverse esigenze e composizione dei diversi interessi agricoli, ambientali, venatori.

È assunto il principio di conservazione della fauna selvatica, quale elemento fondativo territoriale di qualità ambientale.

Tutte le attività di allevamento e ripopolamento, di prelievo devono concorrere alla conservazione delle singole specie nel rispetto del necessario equilibrio tra le stesse.

Art. 79 Obiettivi indirizzi e prestazioni specifici per Fauna ittica

È assunto il principio di conservazione della medesima come elemento fondativo territoriale.

Tutte attività di allevamento e ripopolamento, di prelievo devono concorrere alla conservazione delle singole specie nel rispetto del necessario equilibrio tra le stesse sulla scorta di preventive operazioni di valutazione della consistenza delle diverse popolazioni di pesca. Al fine di favorire il ripopolamento delle acque marine e per limitare la pressione dei prelievi, è assunta come obiettivo prioritario del Piano l'individuazione di nuovi siti per la maricoltura, fermo restando che gli impianti di maricoltura devono consentire non solo la produzione di specie ittiche da immettere sul mercato, ma anche la produzione di unità di specie ittiche da reimmettere nell'habitat marino.

Al fine di controllare popolazioni faunistiche emergenti che possono turbare l'equilibrio ecologico del sistema ed, in particolare, agire negativamente su altre specie già in rarefazione, possono essere autorizzati prelievi selettivi e programmati di tali specie.

In funzione della tutela della fauna ittica di acqua dolce sono assunti come riferimento per l'elaborazione di politiche di governo della risorsa gli studi: "monitoraggio delle acque interne per la salvaguardia della fauna ittica della Provincia di Livorno" e "Caratterizzazione della fauna macrobentonica della foce dello Scolmatore dell'Arno".

La fauna ittica è gestita mediante la concertazione delle diverse esigenze e la composizione dei diversi interessi.